La Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR

Pubblicato il February 26th, 2009 in Ambientalismo, Economia, Politica da Nikola

di Michele Boato – Ecoistituto Italia

Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR

Berlusconi ha firmato con Sarkozy un’intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del suo definitivo abbandono anche negli Stati Uniti:

Attualmente sono ancora in costruzione le prime 2 centrali nucleari EPR una in Finlandia, dove i costi sono schizzati dai 3 miliardi di euro preventivati a 5,5 miliardi, con 38 mesi di ritardo nei lavori, ed una in Francia, dove la centrale di Flamandville (con partecipazione ENEL) ha subìto ripetute interruzioni per la scarsa qualità nei lavori.

Ci raccontano che, grazie alla tecnologia EPR, il volume delle scorie radioattive (uno dei problemi irrisolti del nucleare) si dovrebbe ridurre del 30%. Ma non si precisa che le scorie prodotte da queste centrali sono molto più radioattive di quelle degli impianti classici, e pongono insormontabili problemi tecnici per il loro smaltimento, come risulta dal rapporto 2008 dell’azienda di trattamento delle scorie radioattive, la finlandese Posiva.

Naturalmente saranno i cittadini a sostenerne i costi economici ed ambientali.

Ci si chiede: cosa aspetta il governo italiano, invece di continuare a sperperare denaro pubblico in tecnologie obsolete e pericolose, ad imboccare la via dell’efficienza e delle energie rinnovabili?

Le macerie invisibili

Pubblicato il February 18th, 2009 in Opinioni da Nikola

di Nikola Duper

Si sa, le guerre lasciano le macerie. E dopo le macerie arriva la reazione. La voglia di ricostruire. Il desiderio di riscatto. Tra le mille difficoltà l’essere umano tira fuori il meglio di sé, si rimbocca le maniche e costruisce un nuovo paese, una nuova città, una nuova casa. E come se fosse un nuovo inizio, un paese che nasce di nuovo o nasce per la prima volta. Hai una tavola bianca tutta da riscrivere.

Sono nato nel 1961, in un altro paese, e quindi non ricordo l’immediato dopo guerra ma ricordo bene quella scia di entusiasmo di un paese che stava crescendo.

Da ormai molti anni vivo in Italia ma il concetto di sviluppo e di crescita non è molto diverso. Ho potuto osservare e in qualche modo anche partecipare a questa evoluzione, o presunta tale.

Da diversi anni però qualcosa di strano sta succedendo. Sembra sia subentrata una specie di declino. Un declino pesante, politico, morale, etico, economico, spirituale. Osservo intorno a me l’accumularsi di macerie, questa volta invisibili però forse ancora più pesanti, ancora più difficili da sopportare. E la reazione? Mi pare confusa, frastagliata, faziosa, interessata, egoista.

Che tipo di svolta potranno dare le macerie invisibili? Forse la tavola questa volta non è più bianca ed è difficile riscriverla in mezzo alle macchie e la sporcizia.

Alla fine, rileggendo ciò che ho scritto, sembra quasi la parabola di una vita. Forse, arrivati a un certo punto, così come nella natura, è necessario rinascere per poter trovare di nuovo la tavola bianca.

Rinascere, a prescindere da cosa questo significhi.