Le macerie invisibili
di Nikola Duper
Si sa, le guerre lasciano le macerie. E dopo le macerie arriva la reazione. La voglia di ricostruire. Il desiderio di riscatto. Tra le mille difficoltà l’essere umano tira fuori il meglio di sé, si rimbocca le maniche e costruisce un nuovo paese, una nuova città, una nuova casa. E come se fosse un nuovo inizio, un paese che nasce di nuovo o nasce per la prima volta. Hai una tavola bianca tutta da riscrivere.
Sono nato nel 1961, in un altro paese, e quindi non ricordo l’immediato dopo guerra ma ricordo bene quella scia di entusiasmo di un paese che stava crescendo.
Da ormai molti anni vivo in Italia ma il concetto di sviluppo e di crescita non è molto diverso. Ho potuto osservare e in qualche modo anche partecipare a questa evoluzione, o presunta tale.
Da diversi anni però qualcosa di strano sta succedendo. Sembra sia subentrata una specie di declino. Un declino pesante, politico, morale, etico, economico, spirituale. Osservo intorno a me l’accumularsi di macerie, questa volta invisibili però forse ancora più pesanti, ancora più difficili da sopportare. E la reazione? Mi pare confusa, frastagliata, faziosa, interessata, egoista.
Che tipo di svolta potranno dare le macerie invisibili? Forse la tavola questa volta non è più bianca ed è difficile riscriverla in mezzo alle macchie e la sporcizia.
Alla fine, rileggendo ciò che ho scritto, sembra quasi la parabola di una vita. Forse, arrivati a un certo punto, così come nella natura, è necessario rinascere per poter trovare di nuovo la tavola bianca.
Rinascere, a prescindere da cosa questo significhi.
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