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	<title> &#187; Ambientalismo</title>
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	<description>Informazione indipendente, Ecologia, Energia Rinnovabile, Software libero, Misteri, Spiritualità, Ambientalismo</description>
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		<title>Meglio attivi oggi che radioattivi domani</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/04/06/meglio-attivi-oggi-che-radioattivi-domani/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 18:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianni Mattioli  (tratto dalla rivista Gaia)
Che da un pugno di metallo scintillante, l&#8217;uranio, si possa tirar fuori tanta energia quanta da una montagna di carbone sporco è cosa affascinante, ma questo fenomeno ha un compagno di strada meno affascinante: la radioattività. È dal 1896 che non siamo riusciti a vincere la sfida scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Gianni Mattioli </strong></em><em><strong> </strong></em>(tratto dalla <a href="http://www.ecoistituto-italia.org/cms/?q=taxonomy/term/3" target="_blank">rivista Gaia</a>)</p>
<p>Che da un pugno di metallo scintillante, l&#8217;uranio, si possa tirar fuori tanta energia quanta da una montagna di carbone sporco è cosa affascinante, ma questo fenomeno ha un compagno di strada meno affascinante: la radioattività. È dal 1896 che non siamo riusciti a vincere la sfida scientifica di dominare la radioattività. Da qui il rischio per le popolazioni ed i lavoratori. Lo smantellamento della centrale nucleare del Garigliano è stato promesso da anni e ora si discute di bonifica delle trincee contenenti rifiuti solidi radioattivi o della stabilità sismica del camino. Basterebbe riflettere sul fatto che ci si interroghi se abbattere il camino o bonificare le trincee prima o dopo, alla luce delle dosi di radiazioni che nell&#8217;uno o nell&#8217;altro caso sarebbero assunte dalla popolazione e dai lavoratori addetti, per comprendere quanto un impianto nucleare sia profondamente diverso da un altro qualsiasi impianto industriale, proprio a causa del fatto che qui abbiamo a che fare con il grave rischio associato ai materiali radioattivi: malattie degenerative ed effetti ereditari. <span id="more-218"></span>La sanguinosa geopolitica del petrolio, gli aspetti minacciosi del cambiamento climatico fanno dire ad alcuni che è ora, per il mondo, di tornare al nucleare e consigliano per l&#8217;Italia di ripartire dai siti che già furono scelti per ospitare reattori.</p>
<p><strong>Le bugie sul nucleare </strong></p>
<p>Fin dai primi giorni di governo Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi rapidi alla realizzazione di un programma nucleare, “per porre rimedio al danno che il referendum effettuato all&#8217;indomani dell&#8217;incidente di Chernobyl ? governato dall&#8217;emotività strumentalizzata dagli ecologisti &#8211; ha apportato alle famiglie e alle imprese italiane: quella scelta &#8220;sciagurata&#8221; ha condannato l&#8217;Italia ? unico tra i paesi industrialmente avanzati &#8211; ad una massiccia dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas, privando il Paese di una fonte energetica abbondante, pulita e a basso costo”.</p>
<p>Questa posizione, da alcuni anni a questa parte, è divenuta un &#8220;recitativo&#8221; sempre più insistito nella informazione giornalistica, tanto da essere ormai considerata vera. Al contrario, si tratta di affermazioni che la documentazione internazionale ? ampiamente disponibile ? smentisce.</p>
<p><strong>L&#8217;energia nucleare non è abbondante </strong></p>
<p>Essa fornisce oggi al fabbisogno mondiale di energia elettrica un contributo pari al 15% e, secondo la stima dell&#8217;Agenzia Onu per l&#8217;Energia Atomica, a questo ritmo, c&#8217;è uranio fissile ? cioè l&#8217;uranio 235 &#8211; solo per 70 anni: se si volesse almeno dimezzare l’incidenza dei combustibili fossili (~66%), bisognerebbe almeno triplicare in tempi rapidi la percentuale nucleare; ne avremmo per 20-25 anni: cioè ci scanneremmo per l&#8217;uranio come ci scanniamo per il petrolio. Quanto all&#8217;Italia, le tracce di uranio in Liguria e in Trentino non configurano certo una qualche parvenza di autonomia.</p>
<p>Certo, si potrebbe passare all&#8217;uso dell&#8217;uranio 238, molto più abbondante in natura, ma per ciò si dovrebbe passare attraverso la produzione di Plutonio, secondo la linea intrapresa dai Francesi con i reattori veloci. Si tratta di una tecnologia ad alto rischio (proliferazione nucleare e salute: un milionesimo di grammo la dose letale per inalazione). Finita la motivazione della “force de frappe” militare, la Francia ha abbandonato questa filiera.</p>
<p><strong>L&#8217;energia nucleare non è pulita </strong></p>
<p>Come ci ricorda ? ancora nel 2007 con la Pubblicazione 103 &#8211; l&#8217;ICRP, l&#8217;Agenzia Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti, dosi comunque piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento &#8220;normale&#8221; degli impianti e, di più, nel caso di incidenti.</p>
<p>Fuor da ipocrisie, la definizione ICRP di Dose Limite di radiazioni ai lavoratori degli impianti e alle popolazioni ivi residenti non significa dose al di sotto della quale non c&#8217;è rischio, ma quella dose &#8220;alla quale sono associati effetti somatici (tumori, leucemie) o effetti genetici che si considerano “accettabili” a fronte dei benefici economici associati a siffatte attività con radiazioni&#8221;.</p>
<p>Deriva da ciò la complessità degli impianti che incide fortemente anche sul costo del kwh. Il problema dello smaltimento delle scorie        È tuttora materia di ricerca: l&#8217;obiettivo è lo stoccaggio in formazioni geologiche, caratterizzate da bassissima permeabilità e situate in zone geologicamente stabili. Dopo il fallimento ? con la vicenda di Carlsbed nel New Mexico &#8211; della prospettiva di utilizzare strutture rocciose saline, sono in fase di studio altri tipi di formazioni geologiche.</p>
<p>L&#8217;Agenzia nazionale francese Andra avvia ora un laboratorio alla profondità di 490 metri a Bure (Meuse). Altri modi di gestione dei rifiuti (trasmutazione o stoccaggio in superficie) sono tutt&#8217;ora allo studio e, per i prossimi decenni, mi sembra assai improbabile l’individuazione di un sito nazionale, sia pure provvisorio, si è lontani dalla possibilità di indicare una tecnologia per lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento degli impianti, in base alla quale determinare la incidenza di queste operazioni sul costo del Kwh.</p>
<p><strong>Quale è il costo del kWh nucleare? </strong></p>
<p>I problemi relativi alle scorie o allo smantellamento degli impianti, introducono molta incertezza nei metodi usuali di calcolo, che si fanno per qualsiasi fonte di energia. Altri elementi di incertezza derivano dalle complesse procedure autorizzative, dalle attività di controllo sulla realizzazione dell&#8217;impianto che, introducono allungamenti imprevisti dei tempi e fattori di rischio finanziario.</p>
<p>Questi problemi sono alla base della situazione attuale di crisi drastica del settore nucleare nei paesi più avanzati, che pure lo avevano perseguito con decisione nel passato.</p>
<p>Nasce da qui il progetto di ricerca guidato dagli Stati Uniti &#8220;Generation IV&#8221; con l&#8217;obiettivo di mettere a punto un nuovo tipo di reattore e di ciclo del combustibile nucleare in modo da conseguire un grado migliore di sicurezza, tale da superare la indisponibilità dell&#8217;opinione pubblica per un rilancio del nucleare dopo l&#8217;arresto di nuovi impianti nucleari &#8211; che negli USA dura dal 1978 ? e per migliorare la competitività economica in modo da superare la indisponibilità delle imprese elettriche. Il Generation IV è un consorzio di paesi guidato dagli USA, cui recentemente si è aggiunta l&#8217;Italia, finalizzato allo studio di reattori tali da fornire risposte risolutive sul piano dei costi, della sicurezza, dell&#8217;uso ottimale dell&#8217;uranio e della riduzione delle scorie. La ricerca è indirizzata ad un ampio spettro di tecnologie. Se i problemi potranno essere superati, Generation IV prevede la messa a punto di un prototipo di nuovo reattore non prima del 2030.</p>
<p>Quanti tuttavia hanno avanzato proiezioni di costo del kWh nucleare (per es. EIA/DOE: &#8220;Annual Energy Outlook 2004 and Projections to 2025&#8243;; MIT, 2003; ed altri), che tengono conto di tutti gli elementi sopra citati ed anche delle caratteristiche dei reattori di nuova concezione, pervengono a stime di 0,06-0,07 ¤/kWh, decisamente più elevate del costo del kWh a gas o a olio combustibile, ma anche prodotto con il vento (0,04-0,05 ¤/kWh).</p>
<p>In queste condizioni, possiamo chiederci quale significato possa avere per l&#8217;Italia concentrare uno sforzo rilevantissimo (alternativo ad altre possibili scelte) per rientrare in un settore:</p>
<p>· che utilizza come combustibile una risorsa scarsa e perciò destinata a divenire sempre più costosa e oggetto di competizione internazionale, da acquisire comunque sul mercato estero · che utilizza una tecnologia super complessa per fronteggiare, non completamente, gravi rischi sanitari, non solo in condizioni incidentali, ma anche nel semplice funzionamento di routine</p>
<p>· che non ha risolto il problema dello smaltimento in condizioni di sicurezza delle scorie e dunque, pur potendo garantire pochi anni di disponibilità, aprirebbe per il futuro problemi irrisolti e gravi</p>
<p>· che annuncia costi di produzione del kWh elettrico difficilmente definibili (smantellamento, scorie), e comunque più elevati ? già attualmente o in un prevedibile futuro ? rispetto ad altre fonti energetiche pulite e rinnovabili.</p>
<p><strong>Allora? Che cosa fare? </strong></p>
<p>La strada su cui procedere è quella a cui ci impegna la strategia decisa in sede europea: entro il 2020, realizzare il 20% di risparmio energetico e il 20% di fonti rinnovabili. Si tratta di obiettivi, dal punto di vista quantitativo, assai più rilevanti del programma nucleare del Governo. Su questa strada può anche decollare una prospettiva industriale di qualità, ma si tratta di una scelta alternativa a quella nucleare, dal punto di vista delle risorse disponibili: economiche, di ricerca, delle imprese.</p>
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		<title>Si parla di nucleare di quarta generazione, ma intanto…</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 12:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Irma Marano
Da sede di Centrale nucleare a sito di stoccaggio per scorie nucleari: la storia della centrale Nucleare del Garigliano.
Il 18 marzo 2009 si è riunita la Consulta ANCI dei Comuni Sede di Servitù Nucleari cui aderiscono i Comuni che ospitano sul proprio territorio impianti relativi alla passata stagione del nucleare, quali Bosco Marengo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Irma Marano</strong></em></p>
<p>Da sede di Centrale nucleare a sito di stoccaggio per scorie nucleari: la storia della centrale Nucleare del Garigliano.<span id="more-198"></span></p>
<p>Il 18 marzo 2009 si è riunita la Consulta ANCI dei Comuni Sede di Servitù Nucleari cui aderiscono i Comuni che ospitano sul proprio territorio impianti relativi alla passata stagione del nucleare, quali Bosco Marengo, Trino Vercellese, Caorso, Roma, Latina, Sessa Aurunca, Rotondella, Ispra e Saluggia.</p>
<p>Nel corso del meeting i sindaci dei paesi coinvolti hanno chiesto una riunione urgente con il ministro Scajola per avere delucidazioni su quelle che sono le vecchie “questioni aperte” del nucleare di prima generazione: ossia la dismissione dei vecchi siti nucleari e la riqualificazione e rivalutazione delle aree interessate. Tutto ciò coscienti del fatto che in questi giorni in Commissione Industria del Senato terrà banco il tema del rilancio del nucleare e per aprire una nuova stagione nucleare sarebbe il caso di chiudere con il passato in sospeso!!!</p>
<p>Ma se non fossimo in Italia la situazione sembrerebbe a dir poco paradossale! Neppure cinque giorni prima sulla Gazzetta Ufficiale &#8211; 5a Serie Speciale &#8211; Contratti Pubblici n. 31 del 13-3-2009, la SO.G.I.N.- Società Gestione Impianti Nucleari pubblicava un bando di gara per la realizzazione di un deposito per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi (D1) presso la Centrale nucleare del Garigliano, nel comune di Sessa Aurunca.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-199" style="margin: 2px;" title="centrale_nucleare" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/03/centrale_nucleare.jpg" alt="centrale_nucleare" width="383" height="284" /><br />
Dunque un luogo per lo stoccaggio almeno temporaneo &#8211; ma in Italia il «temporaneo» impiega poco a divenire «definitivo» – lo Stato italiano lo ha individuato se la Sogin (la società del Tesoro che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani) ha deciso di stanziare 7.193.150,00 Euro per la costruzione di un deposito di scorie nucleari proprio presso una delle ex centrali nucleari italiane che ha registrato il maggior numero di incidenti nel corso della sua vita: 18 incidenti tra il 1963 e il 1982 (anche se solo nel 1980 vi fu la prima segnalazione ufficiale ai comuni limitrofi di un incidente dovuto a infiltrazioni di acqua di falda nei sotterranei della centrale dove c&#8217;erano i contenitori di stoccaggio delle resine provenienti dal sistema di purificazione delle acque del reattore della centrale.)</p>
<p>Naturalmente, il raziocino vuole che il “criterio di aggiudicazione” dell’appalto sia in base all’offerta economicamente più vantaggiosa. Il risparmio è essenziale, poi in un periodo dio crisi, figuriamoci!</p>
<p>Il tutto sembra paradossale se si considera che la popolazione “sembra non essersi accorta di nulla”, così come sembra non aver percepito alcun giovamento dalla legge 368/2003 che, tra le altre cose, destinava risorse per compensare i territori sedi di servitù nucleari; risorse che –a quanto affermato da Fabio Callori, sindaco di Caorso e presidente della Consulta dell&#8217;Anci- negli ultimi anni hanno subito tagli del 70 per cento, facendo perdere ai Comuni interessati almeno 200 milioni.</p>
<p>Comunque il 10 aprile sarà il termine ultimo per presentare domanda di partecipazione all’aggiudicazione dell’appalto e in 540 giorni lavorativi il nuovo sito di stoccaggio vedrà la luce.</p>
<p>Ai posteri l’ardua sentenza!</p>
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		<title>OGM? Nemmeno per i miei cani!</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/03/21/ogm-nemmeno-per-i-miei-cani/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 02:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Blog TV]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[interviste, riprese e montaggio: Nikola Duper
Parla Marina Mariani, docente di Legislazione Sanitaria e sicurezza alimentare presso il Politecnico del Commercio di Milano
Si ringrazia Sviluppo cultura per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.
If you can see this, then you might need a Flash Player upgrade or you need to install Flash Player if it's [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><strong>interviste, riprese e montaggio: Nikola Duper</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Parla Marina Mariani, docente di Legislazione Sanitaria e sicurezza alimentare presso il Politecnico del Commercio di Milano</strong></p>
<p style="text-align: left;">Si ringrazia <a href="http://www.sviluppocultura.net/" target="_blank">Sviluppo cultura</a> per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.<span id="more-180"></span></p>
<p style="text-align: center;"><object type="application/x-shockwave-flash" style="width:500px;height:281px" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3878108&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="quality" value="best" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3878108&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" />If you can see this, then you might need a Flash Player upgrade or you need to install Flash Player if it's missing. Get <a href="http://get.adobe.com/flashplayer/" target="_blank">Flash Player</a> from Adobe.</object><br/>
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		<title>La Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 12:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Boato &#8211; Ecoistituto Italia
Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR
Berlusconi ha firmato con Sarkozy un&#8217;intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Michele Boato &#8211; <a href="http://www.ecoistituto-italia.org/" target="_blank">Ecoistituto Italia</a></strong></em></p>
<p>Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</p>
<p>Berlusconi ha firmato con Sarkozy un&#8217;intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del suo definitivo abbandono anche negli Stati Uniti:</p>
<p>Attualmente sono ancora in costruzione le prime 2 centrali nucleari EPR una in Finlandia, dove i costi sono schizzati dai 3 miliardi di euro preventivati a 5,5 miliardi, con 38 mesi di ritardo nei lavori, ed una in Francia, dove la centrale di Flamandville (con partecipazione ENEL) ha subìto ripetute interruzioni per la scarsa qualità nei lavori.</p>
<p>Ci raccontano che, grazie alla tecnologia EPR, il volume delle scorie radioattive (uno dei problemi irrisolti del nucleare) si dovrebbe ridurre del 30%. Ma non si precisa che le scorie prodotte da queste centrali sono molto più radioattive di quelle degli impianti classici, e pongono insormontabili problemi tecnici per il loro smaltimento, come risulta dal rapporto 2008 dell&#8217;azienda di trattamento delle scorie radioattive, la finlandese Posiva.</p>
<p>Naturalmente saranno i cittadini a sostenerne i costi economici ed ambientali.</p>
<p>Ci si chiede: cosa aspetta il governo italiano, invece di continuare a sperperare denaro pubblico in tecnologie obsolete e pericolose, ad imboccare la via dell&#8217;efficienza e delle energie rinnovabili?</p>
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		<title>Tutti a bordo del superjet nucleare! Solo non chiedeteci della pista d&#8217;atterraggio</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/07/26/tutti-a-bordo-del-superjet-nucleare-solo-non-chiedeteci-della-pista-datterraggio/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 20:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Traduttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Ulrich Beck
Fonte: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jul/17/nuclearpower.climatechange

Il cambiamento climatico e la crisi del petrolio vengono usati per presentarci l&#8217;energia atomica come panacea verde. Ma di fatto è un azzardo spericolato.
Stiamo assistendo all&#8217;inizio di una satira divertente e terrificante allo stesso tempo? L&#8217;argomento è nascondere i rischi dell&#8217;energia nucleare mettendo in risalto il catastrofico cambiamento climatico e la crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Di Ulrich Beck</strong></em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jul/17/nuclearpower.climatechange" target="_blank">http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jul/17/nuclearpower.climatechange</a></p>
<p><a href="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2008/07/ulrich_beck.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-48 alignleft" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="ulrich_beck" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2008/07/ulrich_beck-225x300.jpg" alt="Ulrich Beck è professore di sociologia all'università Ludwig-Maximilian di Monaco e alla London School of Economics" width="135" height="180" /></a></p>
<p>Il cambiamento climatico e la crisi del petrolio vengono usati per presentarci l&#8217;energia atomica come panacea verde. Ma di fatto è un azzardo spericolato.</p>
<p>Stiamo assistendo all&#8217;inizio di una satira divertente e terrificante allo stesso tempo? L&#8217;argomento è nascondere i rischi dell&#8217;energia nucleare mettendo in risalto il catastrofico cambiamento climatico e la crisi del petrolio. Al G8 di Hokkaido la settimana scorsa il presidente statunitense George Bush rinnovò il suo appello per la costruzione di nuovi impianti nucleari. All&#8217;inizio di questa settimana Gordon Brown auspicò una “rinascita dell&#8217;energia nucleare” in una “economia post-petrolio”. È come se un mondo che desideri salvare il clima debba imparare ad apprezzare la bellezza dell&#8217;energia nucleare, o “energia verde”, come è stata ribattezzata da Ronald Pofalla, il segretario dell&#8217;unione cristiano democratica tedesca. Vista questa nuova svolta nella politica del linguaggio, dovremmo ricordarci di alcune cose:<span id="more-47"></span></p>
<p>Qualche anno fa il congresso USA istituì una commissione di esperti per sviluppare un linguaggio o un simbolo in grado di mettere in guardia contro il pericoli che le scorie nucleari statunitensi comporteranno nei prossimi 10.000 anni. Il problema da risolvere era questo: come devono essere concepiti i concetti e simboli per trasmettere questo messaggio alle future generazioni? La commissione comprendeva medici, antropologi, linguisti, neuroscienziati, psicologi, biologi molecolari, studiosi classici, artisti e così via.</p>
<p>Gli esperti cercarono modelli tra i simboli più antichi dell&#8217;umanità: la costruzione di Stonehenge e delle piramidi, la percezione storica di Omero e della Bibbia. Ma questi modelli risalgono solo a qualche migliaio di anni fa, non 10.000. Gli antropologi suggerirono il simbolo del teschio e le ossa incrociate. Uno storico però ricordò alla commissione che per gli alchimisti lo stesso simbolo significava la rinascita, e uno psicologo condusse un esperimento con dei bambini di tre anni: se questo simbolo veniva attaccato a una bottiglia, loro gridavano impauriti “veleno!”, mentre se veniva attaccato a un muro esclamavano entusiasti “pirati”!</p>
<p>Anche il linguaggio fallisce se si tratta di mettere in guardia le generazioni future dai pericoli che abbiamo introdotto in questo mondo con l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia nucleare. Sotto questo aspetto, i soggetti che dovrebbero garantire la sicurezza e la razionalità (lo stato, la scienza e l&#8217;industria), sono coinvolti in un gioco estremamente ambiguo. Non sono più fiduciari, ma sospetti, non più gestori del rischio, ma fonti dello stesso rischio. Stanno spingendo la popolazione a entrare in un aeroplano per cui non è ancora stata costruita la pista di atterraggio.</p>
<p>La “preoccupazione esistenziale” in tutto il mondo ha portato a una corsa a minimizzare i rischi su vasta scala nelle discussioni politiche. I danni incalcolabili che il riscaldamento sta comportando e comporterà vengono “combattuti” con i danni incalcolabili derivanti dalle centrali nucleari. Molte decisioni riguardanti i rischi a larga scala non rappresentano una questione di scelta tra alternative sicure e rischiose, ma tra diverse alternative rischiose, e spesso tra alternative i cui rischi sono troppo diversi per poterli paragonare. Ma le forme esistenti di discorso scientifico e pubblico non vengono incontro a queste considerazioni. I governi adottano la strategia della semplificazione intenzionale. Presentano ogni decisione come una scelta tra alternative sicure e rischiose, mentre minimizzano sulle incertezze dell&#8217;energia nucleare e accentuano il discorso della crisi del petrolio e del cambiamento climatico.</p>
<p>La cosa che colpisce è la percezione culturale diversa del rischio. Più rischi globali sfuggono ai tradizionali metodi di calcolo scientifico, più diventa importante la percezione culturale di alcuni rischi specifici, o meglio, se ci si crede o no. Nel caso del nucleare, l&#8217;esperienza di Cernobyl viene vissuta in modo diverso da paesi come Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e paesi come Ucraina e Russia. Per molti europei i pericoli del cambiamento climatico vengono percepiti in maniera molto più forte dell&#8217;energia nucleare o il terrorismo.</p>
<p>Ora che è stato riconosciuto che il cambiamento climatico è causato dall&#8217;uomo, e il suo impatto catastrofico è considerato inevitabile, si rimescolano le carte nella società e nella politica. Ma è completamente sbagliato spacciare il cambiamento climatico per un&#8217;inevitabile via verso la distruzione umana, poiché esso ci apre delle opportunità inaspettate di riscrivere le priorità e le regole della politica. Anche se l&#8217;aumento del prezzo del petrolio fa bene al clima, è accompagnato dalla minaccia di un declino di massa. L&#8217;esplosione dei costi dell&#8217;energia sta diminuendo lo standard di vita e sta aumentando il rischio di povertà nel cuore della società. Di conseguenza, la priorità a 20 anni da Cernobyl non è più la sicurezza, ma per quanto tempo i consumatori possono mantenere il proprio standard di vita di fronte alla continua crescita del prezzo dell&#8217;energia.</p>
<p>Tuttavia, il più potente opponente dell&#8217;energia nucleare è l&#8217;industria nucleare stessa.</p>
<p>Anche se i politici avessero successo nella trasformazione semantica che ribattezzano l&#8217;energia nucleare “energia verde”, e anche se i movimenti antinucleari sembrano protestare invano, la probabilità di incidenti aumenta con il numero di impianti nucleari “verdi”. Il rischio non è sinonimo di catastrofe. Il rischio è l&#8217;anticipazione della catastrofe, non solo in un determinato luogo, ma ovunque. Non deve nemmeno verificarsi un mini-Cernobyl in Europa: il pubblico globale deve solo avvertire un “errore umano” da qualche parte nel mondo, e improvvisamente i governi che hanno sostenuto l&#8217;energia nucleare si troveranno accusati di aver giocato a un gioco d&#8217;azzardo spericolato contro il proprio buonsenso, e contro gli interessi di sicurezza della popolazione.</p>
<p>Consideriamo il seguente esperimento: cosa succederebbe se la radioattività causasse prurito? I realisti, noti anche come cinici, risponderanno: la gente inventerebbe qualcosa, un unguento, per “sedare” il prurito. Un business remunerativo con un ottimo futuro. Ovviamente si troverebbero subito delle giustificazioni convincenti, per spiegare che il prurito non è importante e potrebbe dipendere da altri fattori. Probabilmente questi tentativi di spiegazioni non sopravvivrebbero se ognuno andasse in giro con eruzioni cutanee, grattandosi. Allora i modi sociali e politici di gestire i rischi moderni su larga scala dovrebbero affrontare delle situazioni completamente diverse, perché l&#8217;argomento sarebbe culturalmente visibile.</p>
<blockquote><p><em>Ulrich Beck è professore di sociologia all&#8217;università Ludwig-Maximilian di Monaco e alla London School of Economics</em></p></blockquote>
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		<title>Non commettete il suicidio nucleare</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 23:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Traduttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Amy Goodman
Fonte: http://www.kingfeatures.com/
Non possiamo permettere che l&#8217;industria dell&#8217;energia nucleare usi il riscaldamento globale come occasione per vendere le sue centrali follemente costose e pericolose.
Mentre i canditati alla presidenza americana stanno litigando e si stanno accusando a vicenda di cambiare le loro idee politiche, sono d&#8217;accordo con il presidente Bush e sostengono entusiasti l&#8217;energia nucleare.

Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Amy Goodman</strong></em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.kingfeatures.com" target="_blank">http://www.kingfeatures.com/</a></p>
<p>Non possiamo permettere che l&#8217;industria dell&#8217;energia nucleare usi il riscaldamento globale come occasione per vendere le sue centrali follemente costose e pericolose.</p>
<p>Mentre i canditati alla presidenza americana stanno litigando e si stanno accusando a vicenda di cambiare le loro idee politiche, sono d&#8217;accordo con il presidente Bush e sostengono entusiasti l&#8217;energia nucleare.<br />
<span id="more-34"></span><br />
Il senatore John Mc Cain vuole costuire 100 nuovi impianti nucleari. Il senatore Barack Obama, durante un dibattito nel luglio 2007, rispose a un membro del pubblico a favore del nucleare: “Veramente penso che l&#8217;energia nucleare dovrebbe far parte del nostro mix energetico”. Tra i più importanti finanziatori di Obama è l&#8217;Exelon Corp., uno dei maggiori operatori di energia nucleare degli Stati Uniti. Solo questa settimana la Exelon ha presentato un nuovo progetto chiamato “Exelon 2020”, un piano per abbassare le emissioni di carbonio. L&#8217;industria dell&#8217;energia nucleare considera il riscaldmento globale un&#8217;occasione d&#8217;oro per vendere le sue centrali follemente costose e pericolose.</p>
<p>Ma l&#8217;energia nucleare non è una soluzione per il riscaldamento globale, al contrario, crea problemi. Amory Lovins, cofondatore e scienziato del Rocky Mountain Institute del Colorado, elenca alcuni semplici, forti punti contro il nucleare: “Il revival nucleare di cui sentiamo spesso parlare non sta accadendo davvero. È un&#8217;illusione fabbricata accuratamente&#8230; non ci sono compratori. Wall Streeet non sta investendo un centesimo di capitale privato nell&#8217;industria, nonostante i contributi alla produzione del 100% e più. In sostanza possiamo avere tutte le centrali nuclearei che il congresso può costringere noi contribuenti a comprare. Ma non servono in un&#8217;economia del mercato.”</p>
<p>“Anche se l&#8217;energia nucleare desse profitti economici”, continua, “il primo problema da prendere in considerazione per me sarebbe la diffusione di armi nucleari, che sarebbe molto facile. Guardiamo i paesi come l&#8217;Iran e la Corea del Nord&#8230; L&#8217;Iran sostiene di produrre energia elettrica essenziale per lo sviluppo del paese, ma la tecnologia, i materiali, le attrezzature e le capacità possono essere utilizzate anche per le armi. Il nostro presidente ha ragione a considerare la diffusione delle armi nucleari la maggiore minaccia per la nostra sicurezza, quindi mi lascia molto perplesso il fatto che stia cercando di accelerare questa diffusione con ogni possibile metodo, a meno che uno non sia veramente interessato a fabbricare le bombe. Ha innescato una nuova corsa agli armamenti nel Medio Oriente premendo sull&#8217;energia nucleare nel paese”.</p>
<p>Oltre alla proliferazione degli impianti vi sono anche minacce terroristiche alle centrali già esistenti, come la controversa centrale Indian Point a sole 24 miglia da New York City. Lovins le chiama “il bersaglio più invitante per i terroristi che si possa immaginare. Non è necessario pilotare un aereo, o prendere d&#8217;assalto un impianto, prendere il controllo dei comandi e fare uscire materia radioattiva dalla centrale. È possibile farlo con dei mezzi che i terroristi hanno già a disposizione”.</p>
<p>E poi ci sono le scorie. “Rimangono pericolose per un tempo molto, molto lungo. Quindi è necessario collocarle in un posto lontano da persone, centri abitati e falde acquifere per molto tempo&#8230; milioni di anni probabilmente. Finora tutti i posti in discussione si sono rivelati inadatti dal punta di vista geologico, compreso il deposito di Yucca Mountain.</p>
<p>I candidati alla presidenza si sbagliano sul nucleare. Invece l&#8217;energia eolica e solare e la microgenerazione con gli impianti più piccoli stanno prendendo il volo a livello globale e fruttano miliardi di dollari negli investimenti privati. Riassume così Lovins: “Una delle ragioni maggiori per cui abbiamo un problema con il petrolio e con il clima è che abbiamo speso i nostri soldi per le cose sbagliate. Se li avessimo spesi per l&#8217;efficienza e l&#8217;energia rinnovabile, questi problemi non ci sarebbero, e noi avremmo guadagnato bilioni di dollari, perché è così tanto più economico risparmiare energia che non fornirla”.</p>
<p>La risposta soffia nel vento.</p>
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		<title>Nucleare? Un costosissimo vicolo cieco</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 18:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Boato
Chiunque lo proponga, da destra o da sinistra, finge di ignorare che:

1. Il nucleare non è sicuro, è a rischio di incidenti catastrofici
Nel 1979 ad Harrisburg (Usa) si è sfiorata la &#8220;fusione del nocciolo&#8221;, che c&#8217;è stata a Cernobyl (Ucraina) il 26 aprile 1986, con decine di migliaia di tumori e leucemie nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Michele Boato</strong></em></p>
<p>Chiunque lo proponga, da destra o da sinistra, finge di ignorare che:<br />
<strong><br />
1. Il nucleare non è sicuro, è a rischio di incidenti catastrofici</strong></p>
<p>Nel 1979 ad Harrisburg (Usa) si è sfiorata la &#8220;fusione del nocciolo&#8221;, che c&#8217;è stata a Cernobyl (Ucraina) il 26 aprile 1986, con decine di migliaia di tumori e leucemie nei 20 anni successivi  e più di 1000 morti per tumore tra i soldati intervenuti; ha contaminato l&#8217;acqua di 30 milioni di ucraini; irradiato 9 milioni di persone. Oggi, nelle regioni confinanti, 2/3 degli adulti e metà dei bambini sono ammalati alla tiroide, c&#8217;è il raddoppio delle malformazioni.<span id="more-30"></span><br />
Nel 2002 nell&#8217;Ohio (Usa) si è sfiorato lo stesso disastro; nel 2004 a Sellafield (GB) c&#8217;è stata una fuga 160 kg di velenosissimo plutonio rivelata solo dopo 8 mesi.<br />
Dal 1995 al 2005 c&#8217;è stata una serie di incidenti gravi (con 7 morti e centinaia di contaminati gravi) nelle centrali del Giappone: tra cui uno gravissimo a TokaiMura nel 1999 (2 lavoratori morti, 3 gravemente contaminati e 119 esposti a forti dosi di radiazioni)  e il più grande impianto nucleare al mondo chiuso il 16.7.2007 per i danni da terremoto.<br />
Avere il nucleare vicino casa non è assolutamente la stesso che a centinaia<br />
di km</p>
<p><strong>2. dopo 50 anni, non si sa ancora dove mettere le scorie radioattive</strong></p>
<p>Ci sono milioni di tonnellate di scorie (di cui ben 250.000 altamente radioattive) senza smaltimento definitivo. Gli Usa hanno speso 8 miliardi di dollari in 20 anni senza trovare una soluzione.  In Italia il governo ha dato 674 milioni di euro alla Sogin che, dopo il ridicolo tentativo di Scanzano J. (sismico, come gran parte d&#8217;Italia), non sa dove mettere le &#8220;ecoballe&#8221; radioattive: il plutonio resta altamente radioattivo per 200mila anni! L&#8217;uranio238 per milioni di anni..</p>
<p><strong>3. Non esiste il nucleare &#8220;sicuro e pulito&#8221; di Quarta generazione</strong></p>
<p>Le centrali di &#8220;terza generazione&#8221;, che Berlusconi vuole costruire, dovrebbero durare più di quelle in funzione (II generazione), senza aver risolto il problema delle scorie né della &#8220;sicurezza intrinseca&#8221; (spegnimento automatico se c&#8217;è un incidente grave).  Le chiama &#8220;ponte&#8221; verso una &#8220;quarta generazione&#8221; che promette sarà &#8220;assolutamente sicura, non proliferante, con poche scorie e meno pericolose&#8221;, ecc. Ma i reattori di IV generazione NON esistono! Sono previsti &#8220;dopo il 2030&#8243;, come se fosse domani; e quanto &#8220;dopo&#8221;?.<br />
Intanto il governo propone un colossale rilancio del nucleare, con reattori che, almeno fino al 2040, aggraverebbero tutti i problemi creati dal nucleare! Infatti l&#8217;Enel ha investito quasi 2 miliardi di euro per completare, in Slovacchia, due reattori di vecchia tecnologia sovietica, addirittura privi di involucro esterno, giustificandosi: &#8220;la probabilità di un impatto aereo è trascurabile&#8221;. In che mani siamo!.</p>
<p><strong>4. E&#8217; favola  &#8220;solo col nucleare si può fermare il riscaldamento globale&#8221;</strong></p>
<p>Per avere una riduzione di gas serra bisognerebbe costruire una centrale nucleare ogni 10 giorni (35 all&#8217;anno) per i prossimi 60 anni. Così, con 2.000 nuove centrali nucleari, si fornirebbe il 20% dell&#8217;energia totale.<br />
C&#8217;è qualcuno, sano di mente, che pensa si potrebbe procedere a questo ritmo?<br />
Nessuno dei top manager dell&#8217;energia crede che le centrali esaurite nei prossimi anni saranno rimpiazzate per più della metà: il trend mondiale del nucleare è verso il basso: solo per mantenere il numero e la potenza delle 435 centrali attuali (ne sono già state chiuse 117) ce ne vorrebbero 70 di nuove entro il 2015 (una ogni mese e mezzo!) e altre 192 entro il 2025: una ogni 18 giorni! Tutto per continuare a produrre non il 20%, ma solo il 6,5% dell&#8217;energia totale&#8230;<br />
2.000 scienziati dell&#8217;IPCC(ONU) lo ha certificato nel 2007:&#8221;Il nucleare non potrà fermare la febbre del pianeta&#8221;.<br />
Inoltre il ciclo completo (estrazione ed &#8220;arricchimento&#8221; dell&#8217;uranio, smaltimento scorie, costruzione e smantellamento centrale) emette gas serra quanto il ciclo a combustibile fossile.</p>
<p><strong>5. L&#8217;uranio, come il petrolio, scarseggia e dobbiamo importarlo</strong></p>
<p>L&#8217;Italia non ha uranio, dovrebbe importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada.<br />
Secondo l&#8217;Agenzia per l&#8217;energia Atomica, l&#8217;uranio dovrebbe scarseggiare dal 2030, invece già dal 1991 ha raggiunto il &#8220;picco&#8221;(se ne consuma più di quanto si estrae): sono le scorte militari che forniscono metà del combustibile. Senza nuovi reattori, la produzione di uranio è già insufficiente, perciò il suo prezzo si è moltiplicato per 10 (da 7 a 75 dollari la libbra) dal 2001 al 2007.</p>
<p><strong>6. Altro che &#8220;bassi costi&#8221;: il nucleare è fuori mercato</strong></p>
<p>Le stime Usa per i nuovi impianti danno il nucleare a 6,3 cent/ kWh contro 5,5 del gas e 5,6 del carbone. Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush (1,8 cent/kWh, oltre il doppio del differenziale di 0,8 cent), nessuno ci investe più dal 1976.  L&#8217;unico  reattore in costruzione in Europa è in Finlandia: l&#8217;azienda privata ci sta perchè lo Stato paga (fa pagare ai contribuenti..) smaltimento delle scorie e smantellamento finale della centrale (che costa quasi come la costruzione), e garantisce l&#8217;acquisto di tutta l&#8217;energia prodotta per 60 anni: un affare senza rischi per il privato! Ma l&#8217;entrata in funzione della centrale (ordinata nel 1996) è slittata dal 2009 al 2011: 15 anni. Così il suo costo finale, da 2,5 miliardi di euro è aumentato a 4 miliardi: più di 4 volte di una centrale a metano della stessa potenza (1600 MW).  I ritardi nella costruzione sono una costante dell&#8217;industria nucleare: negli Usa i costi di 75 reattori, previsti in 45 miliardi di dollari, sono aumentati a 145, tre volte il previsto.  In Italia i tempi sarebbero più lunghi e i costi più alti (un km di Tav costa 4 volte che in Francia.): chi paga? L&#8217;Enel per le 2 centrali slovacche, spende 2.700 euro/kW, mentre una centrale a gas costa meno di 500 euro/kW. Chi paga?</p>
<p><strong>7. Il nucleare è in crisi: nel mondo solo 9 stati  ci investono</strong></p>
<p>L&#8217;Austria, col Referendum del 1978, ha deciso di non mettere in funzione la centrale già costruita sul Danubio. L&#8217;Italia è uscita dalla follia nucleare col Referendum del 1987.<br />
La Germania, nel 2000, ha deciso di non investire più sul nucleare e sostituirlo col risparmio e l&#8217;aumento del 2,5% annuo di energie rinnovabili. La Svezia col Referendum del 1980 ha fatto la stessa scelta. La Spagna, con un Referendum nel 1983, ha deciso di uscire dal nucleare e raggiungere l&#8217;autonomia energetica entro il 2050, investendo moltissimo nel solare.  Negli Usa non si costruiscono più centrali nucleari dal 1976.<br />
In Europa nel 1976 c&#8217;erano 177 centrali, oggi sono 146,  31 in meno;  nei prossimi venti anni un centinaio di esse chiudono; non saranno sostituite in Belgio, Germania, Olanda, Spagna e Svezia, che hanno deciso di non costruirne più.   In Europa non hanno centrali nucleari, oltre all&#8217;Italia: Austria, Danimarca, Grecia, Irlanda (il movimento di opposizione ha bloccato il programma nucleare), Norvegia e Polonia, che ha interrotto la costruzione dell&#8217;unica centrale. Nel mondo: Australia, Nuova Zelanda, l&#8217;America Latina (escluso il Messico e Argentina), l&#8217;Africa (escluso Sud Africa) e l&#8217;Asia (esclusi Giappone, India, Pakistan, Cina e, in futuro?, Iran). Solo 9 stati in tutto il mondo investono nel nucleare: India, Cina, Russia, Ucraina, Giappone (fino al prossimo terremoto?), Iran, Argentina, Romania e Finlandia<br />
<strong><br />
8. Centrali e bombe nucleari sono sorelle gemelle</strong></p>
<p>Le centrali nucleari americane nascono per sfruttare il calore di scarto della produzione delle bombe costruite nel 1940-45 e &#8220;sperimentate&#8221; in agosto 1945 (a guerra già vinta!) a Hiroshima e Nagasaki con centinaia di migliaia di civili assassinati. Poi arrivano le centrali sovietiche. Ci sono anche centinaia di reattori militari per le 130.000 bombe atomiche e i sommergibili nucleari.  Poi le centrali francesi, per la &#8220;Force de frappe&#8221;, terza potenza nucleare, con esplosioni in nord Africa e Pacifico (le ultime a Mururoa nel 1996).<br />
Producono le centrali e le bombe nucleari le stesse industrie (prime General Electric e Westinghouse): senza gli enormi finanziamenti militari, l&#8217;industria nucleare non reggerebbe<br />
All&#8217;ONU, nel 1980, il presidente Usa Carter afferma: &#8220;Qualsiasi ciclo di combustibile nucleare è intrinsecamente proliferante&#8221;, crea materia prima per bombe atomiche. Così si dividono gli Stati &#8220;buoni&#8221;, che possono avere il nucleare, da quelli &#8220;canaglie&#8221; (Irak, Iran, Corea del Nord) che non possono. Chi sono i &#8220;buoni&#8221;?  Lo decidono i buoni stessi (Usa in testa).<br />
Dal 1950 al 90 sono esplose a fini &#8220;sperimentali&#8221; 2000 bombe nucleari, con enormi dosi di radioattività senza protezione per la popolazione. Oggi gli effetti: negli Usa un&#8217;epidemia di malattie da radiazioni: mortalità infantile, cancri, leucemie, autismo, Parkinson, asma, ipotiroidismo in neonati, danni al sistema immunitario. L&#8217;esposizione a radiazioni  ha causato, tra il 1945 e il 1996 negli Usa, un milione di morti infantili.<br />
Fino al 1963 sono state 530 le esplosioni nucleari in atmosfera, molte nel deserto del Nevada. Un esempio degli effetti: delle 220 persone che nel 1954 hanno partecipato alle riprese del film &#8220;Il conquistatore&#8221; 47 sono morte di cancro e altre 44 ammalate di tumore: totale 91 su 220.  Fra i morti, gli attori John Waine, Susan Hayward. Il film fu girato nello Utah. 11 mesi prima, dopo alcune esplosioni atomiche &#8220;sperimentali&#8221; nel Nevada (a 300 Km di distanza), gli allevatori trovarono molte pecore morte, con ustioni da radiazioni Beta, causate dalle esplosioni. Negli anni &#8216;70 e &#8216;80, nello Utah c&#8217;è stato un numero eccezionalmente alto di cancri e leucemie.</p>
<p><strong>9. Industriali &amp; politici amici temono la democrazia, anche energetica</strong></p>
<p>Il nucleare, come il termoelettrico a carbone, gas e olio combustibile, è centralizzato, controllato dai vertici economici e politici, con enormi investimenti economici e politico-militari.<br />
Invece le energie rinnovabili (solare termico e fotovoltaico, mini-idroelettrico ed eolico, biomasse locali) sono distribuite, controllate da ogni comunità che produce l&#8217;energia di cui ha bisogno.<br />
Basterebbe coprire di pannelli solari fotovoltaici solo lo 0,4% delle superfici costruite o cementificate in Italia (che sono il 10% del territorio) per soddisfare l&#8217;intero fabbisogno nazionale di energia elettrica.<br />
I politici di vecchio stampo (anche se si dicono &#8220;federalisti&#8221;) preferiscono un mondo in cui l&#8217;energia (come l&#8217;economia e l&#8217;informazione) è controllata dal potere centrale.</p>
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		<title>L&#8217;ufficio di Cheney avrebbe censurato rapporto sul clima</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 15:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Traduttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Financial Times Deutschland
Mentre il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha timidamente accennato per la prima volta alla riduzione di CO2 al vertice G8, il suo vice a casa finisce sotto accusa. L&#8217;ufficio di Dick Cheney avrebbe cancellato alcune pagine di un rapporto per non dover intraprendere delle misure contro il cambiamento climatico.
Secondo Jason [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ftd.de/politik/international/:Klimawandel%20Cheneys%20B%FCro%20Bericht/383658.html" target="_blank">Financial Times Deutschland</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">Mentre il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha timidamente accennato per la prima volta alla riduzione di CO2 al vertice G8, il suo vice a casa finisce sotto accusa. L&#8217;ufficio di Dick Cheney avrebbe cancellato alcune pagine di un rapporto per non dover intraprendere delle misure contro il cambiamento climatico.<span id="more-24"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">Secondo Jason Burnett, l&#8217;ex collaboratore dell&#8217;EPA, l&#8217;ente per la protezione dell&#8217;ambiente, i collaboratori di Cheney si sarebbero adoperati per la cancellazione di sei pagine di testimonianze nel congresso sulle conseguenze del cambiamento climatico sulla salute. Burnett si era ritirato dalla sua posizione di consulente del capo dell&#8217;EPA Stephen Johnson a giugno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">In una nota di Burnett alla commissione sull&#8217;ambiente del senato si legge che l&#8217;ufficio di Cheney temeva che in caso contrario sarebbe stato più difficile evitare provvedimenti legislativi contro le emissioni gas serra. La nota è in possesso dell&#8217;agenzia di stampa AP. La Casa Bianca ha sottolineato che i contenuti in questione sarebbero stati cancellati lo scorso ottobre perché era in dubbio la veridicità dei dati scientifici forniti.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">La presidente della commissione sull&#8217;ambiente del senato, Barbara Boxer, ha dichiarato martedì che i dati non sarebbero stati cancellati per caso. Piuttosto questa azione farebbe parte di massicci sforzi di mettere in dubbio le conseguenze del cambiamento climatico. Burnett aveva dato le dimissioni a giugno a causa delle divergenze con l&#8221;EPA in merito al riscaldamento globale. Il reparto stampa di Cheney respinge le affermazioni di Burnett.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Fonte:<a href="http://www.latimes.com/news/nationworld/nation/la-na-cheney9-2008jul09,0,1044161.story" target="_blank">http://www.latimes.com/news/nationworld/nation/la-na-cheney9-2008jul09,0,1044161.story</a></p>
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		<title>La parola a Carlo Rubbia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 12:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

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		<description><![CDATA[In una recente intervista, Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica) (come Scajola) ha dichiarato:

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una recente intervista, Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica) (come Scajola) ha dichiarato:</p>
<div class="content">
<p>“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare <strong>la più importante fonte energetica</strong> che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè <strong>il sole</strong> che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.</p>
<p><span id="more-14"></span></p>
<p>&#8221; Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle <strong>scorie</strong>”.</p>
<p>“ <strong>Non esiste un nucleare sicuro</strong>. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.&#8221;</p>
<p>&#8221; Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.</p>
<p>“C&#8217;è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che <strong>un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta.</strong> E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. <strong>Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma</strong>”.</p>
<p>&#8220;I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.</p>
<p>Se è così semplice, perché allora non si fa?</p>
<p>“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.</p>
<p>(30 marzo 2008)</p>
<p>Fonte: http://www.danieleluttazzi.it/</p>
</div>
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		<title>1200 scienziati contro il nucleare in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 21:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>

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		<description><![CDATA[Hanno già aderito 1200 scienziati all&#8217;appello contro il ritorno del nucleare nel nostro paese, lanciato da un comitato presieduto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell&#8217;Università di Bologna. &#8221;A nostro parere l&#8217;opzione nucleare non puo&#8217; essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi &#8211; si legge nell&#8217;appello &#8211; necessità di enormi finanziamenti pubblici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="item-news"><img class="left" src="http://www.paea.it/resimg.php?w=160&amp;h=160&amp;f=img/atom.jpg" alt=" " /><strong>Hanno già aderito 1200 scienziati all&#8217;appello contro il ritorno del nucleare nel nostro paese</strong>, lanciato da un comitato presieduto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell&#8217;Università di Bologna.<span id="more-12"></span> &#8221;<em>A nostro parere l&#8217;opzione nucleare non puo&#8217; essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi &#8211; </em>si legge nell&#8217;appello<em> &#8211; necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra Paesi tecnologicamente avanzati e Paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari</em>&#8221;. Secondo gli scienziati, il cui appello puo&#8217; essere firmato sul sito <strong><a href="http://www.energiaperilfuturo.it/">www.energiaperilfuturo.it,</a></strong> bisogna puntare sull&#8217;energia solare.</div>
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