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	<title> &#187; Economia</title>
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		<title>Sta per arrivare la morte del dollaro</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/10/07/sta-per-arrivare-la-morte-del-dollaro/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 13:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: © The Independent - Robert Fisk 
Traduzione: Carlo Antonio Biscotto (l&#8217;Unità)

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.
Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html" target="_blank">© The Independent </a></strong><strong><a href="http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html" target="_blank">- Robert Fisk</a> </strong></p>
<p><strong>Traduzione: <a href="http://www.unita.it/news/il_documento/89415/sta_per_arrivare_la_morte...6.10.2009" target="_blank">Carlo Antonio Biscotto (l&#8217;Unità)</a><br />
</strong></p>
<p>Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.</p>
<p>Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.<span id="more-266"></span></p>
<p>Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari.</p>
<p>Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.</p>
<p>Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.</p>
<p>Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.</p>
<p>Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo.</p>
<p>Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente.</p>
<p>La Cina importa il 60% del petrolio che consuma, per lo piu’ dal Medio Oriente e dalla Russia. I cinesi hanno concessioni petrolifere in Iraq – bloccate fino a quest’anno dagli Stati Uniti – e dal 2008 hanno un accordo da 8 miliardi di dollari con l’Iran per lo sviluppo delle capacita’ di raffinazione e delle risorse di gas. La Cina ha contratti petroliferi in Sudan (dove ha sostituito gli Stati Uniti) e da tempo sta negoziando concessioni petrolifere in Libia dove tradizionalmente questo genere di accordi e’ del tipo joint venture.</p>
<p>Inoltre le esportazioni cinesi verso la regione ammontano ora a non meno del 10% delle importazioni di tutti i Paesi del Medio Oriente e includono una vasta gamma di prodotti che vanno dalle automobili agli armamenti, ai generi alimentari, al vestiario e persino alle bambole. Riconoscendo esplicitamente il crescente peso finanziario della Cina, il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha chiesto l’altro ieri a Pechino di consentire alla yuan di apprezzarsi sul dollaro e, di conseguenza, di diminuire la dipendenza della Cina dalla politica monetaria americana contribuendo cosi’ a riequilibrare l’economia mondiale e ad alleggerire la pressione al rialzo sull’euro.</p>
<p>Dagli accordi di Bretton Woods – gli accordi conclusi dopo la seconda guerra mondiale che ci hanno tramandato l’architettura del moderno sistema finanziario internazionale – i partner commerciali degli Stati Uniti hanno dovuto affrontare le conseguenze della posizione di controllo di Washington e, negli anni piu’ recenti, dell’egemonia del dollaro in quanto principale valuta di riserva.</p>
<p>I cinesi credono, ad esempio, che siano stati gli americani a convincere la Gran Bretagna a non entrare nell’euro per impedire una fuga dal dollaro. Ma secondo le fonti bancarie cinesi i colloqui sono andati troppo avanti per poter essere bloccati. “Non e’ da escludere che nel paniere delle monete entri anche il rublo”, ha detto un importante broker di Hong Kong all’Indipendent. “La Gran Bretagna e’ presa in mezzo e finira’ per entrare nell’euro. Non ha scelta in quanto non potra’ piu’ usare il dollaro americano”.</p>
<p>Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.</p>
<p>“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.</p>
<p>Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.</p>
<p>****</p>
<p>06 ottobre 2009</p>
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		<title>L&#8217;acqua è nostra non del mercato</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 09:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi de Magistris, fonte: http://www.luigidemagistris.it/
Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Luigi de Magistris, fonte: <a href="http://www.luigidemagistris.it/" target="_blank">http://www.luigidemagistris.it/</a></strong></em></p>
<p>Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e Sud del mondo, causa di migrazioni dei popoli, origine della discriminazione sociale anche nel mondo sviluppato tra chi potrà accedervi e chi ne resterà privo.<span id="more-262"></span></p>
<p>Per questo è indispensabile respingere fin da oggi la lunga e pericolosa mano del mercato, il suo tentativo di controllare e speculare su un bene tanto prezioso quanto raro. Contrastare, quindi, ogni forma di privatizzazione dell’acqua, diffondendo il principio che l’acqua è un diritto e come tale va considerato un bene comune, da garantire a tutti e da tutti gestita.</p>
<p>Una battaglia che coinvolge anche il nostro Paese, dove i tentativi di privatizzazione, che rispondono a livello locale al bisogno delle amministrazioni di fare cassa, devono essere respinti. Così come da respingere è l’azione del Governo, che in occasione del Cdm, lo scorso 9 settembre, ha varato le modifiche all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 all’interno di un decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Figlio dell’accordo tra il ministero degli Affari regionali e della semplificazione della legislatura, cioè di Fitto e Calderoli, con la benedizione ovviamente di Confindustria, queste modifiche riguardano l’affidamento dei servizi pubblici locali e stabiliscono che la gestione di questi stessi servizi veda protagoniste, attraverso bandi di gara, società miste, il cui socio privato deve possedere non meno del 40% ed essere socio industriale con compiti di gestione operativa.</p>
<p>Tradotto in parole semplici: anche l’acqua è sottratta alla gestione pubblica e affidata al mercato, quindi possibile forziere di arricchimento e speculazione privata. Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico, coperta dal Governo attraverso l’abito mistificatorio del decreto legge, che aveva come unico fattore di urgenza quello di rendere subito l’acqua non più un bene di tutti ma patrimonio di pochi, funzionale al loro arricchimento.</p>
<p>Di questa decisione il Governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema. Nel 2006 proprio Bruxelles ha approvato una risoluzione che afferma che “l&#8217;acqua è un bene comune dell&#8217;umanità e come tale l&#8217;accesso costituisce un diritto fondamentale della persona umana”. Nel marzo 2007, sempre a Bruxelles, si è riunita l&#8217;Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per l’acqua ed è stata approvata una lettera rivolta a tutti i capi di stato e di governo del mondo, a tutti i presidenti dei parlamenti nazionali e sovranazionali e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per richiedere un impegno sul tema.</p>
<p>La battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire “un altro mondo possibile”. Cominciando appunto dal nostro Paese, dove le forze politiche devono unirsi nella richiesta all’esecutivo di cancellare le modifiche alla legge 23 bis; dove le amministrazioni locali, in particolare i comuni, devono dichiarare l’acqua bene di tutti e privarla di rilevanza economica, scegliendo di affidarla alle aziende pubbliche ad esclusivo capitale pubblico, così come dovrebbe fare il Governo.</p>
<p>In Commissione Ambiente della Camera, infine, è stata depositata una Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica dell’acqua che ha raccolto 400mila firme. Che fine ha fatto e perché continua a riposare dimenticata in Commissione, quando in Italia l’acqua scarseggia e in Sicilia è già oggetto di razionamento ma soprattutto di controllo mafioso?</p>
<p>Sul tema l’Italia dei Valori ha presentato recentemente una mozione in Parlamento per chiedere al Governo di tutelare i diritti dei cittadini perché l’acqua sia rispettata come bene inalienabile e indisponibile, soprattutto da parte delle lobby e delle multinazionali, insomma del mercato.</p>
<p>L’acqua è stata indicata nel settembre 2007 dall’Onu come un diritto umano, estensione del diritto alla vita. Non siamo quindi soli in questa battaglia: forum e associazioni non solo esistono ma lavorano già da tempo per riconsegnare l’accesso e il controllo idrico alla comunità. Forse il Wto o il Fondo monetario internazionale, forse Confindustria o la filosofia della deregulation selvaggia ci remano e remeranno contro, ma è una sfida che si può vincere. Anzi, si deve vincere.</p>
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		<title>Meglio attivi oggi che radioattivi domani</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/04/06/meglio-attivi-oggi-che-radioattivi-domani/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 18:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianni Mattioli  (tratto dalla rivista Gaia)
Che da un pugno di metallo scintillante, l&#8217;uranio, si possa tirar fuori tanta energia quanta da una montagna di carbone sporco è cosa affascinante, ma questo fenomeno ha un compagno di strada meno affascinante: la radioattività. È dal 1896 che non siamo riusciti a vincere la sfida scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Gianni Mattioli </strong></em><em><strong> </strong></em>(tratto dalla <a href="http://www.ecoistituto-italia.org/cms/?q=taxonomy/term/3" target="_blank">rivista Gaia</a>)</p>
<p>Che da un pugno di metallo scintillante, l&#8217;uranio, si possa tirar fuori tanta energia quanta da una montagna di carbone sporco è cosa affascinante, ma questo fenomeno ha un compagno di strada meno affascinante: la radioattività. È dal 1896 che non siamo riusciti a vincere la sfida scientifica di dominare la radioattività. Da qui il rischio per le popolazioni ed i lavoratori. Lo smantellamento della centrale nucleare del Garigliano è stato promesso da anni e ora si discute di bonifica delle trincee contenenti rifiuti solidi radioattivi o della stabilità sismica del camino. Basterebbe riflettere sul fatto che ci si interroghi se abbattere il camino o bonificare le trincee prima o dopo, alla luce delle dosi di radiazioni che nell&#8217;uno o nell&#8217;altro caso sarebbero assunte dalla popolazione e dai lavoratori addetti, per comprendere quanto un impianto nucleare sia profondamente diverso da un altro qualsiasi impianto industriale, proprio a causa del fatto che qui abbiamo a che fare con il grave rischio associato ai materiali radioattivi: malattie degenerative ed effetti ereditari. <span id="more-218"></span>La sanguinosa geopolitica del petrolio, gli aspetti minacciosi del cambiamento climatico fanno dire ad alcuni che è ora, per il mondo, di tornare al nucleare e consigliano per l&#8217;Italia di ripartire dai siti che già furono scelti per ospitare reattori.</p>
<p><strong>Le bugie sul nucleare </strong></p>
<p>Fin dai primi giorni di governo Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi rapidi alla realizzazione di un programma nucleare, “per porre rimedio al danno che il referendum effettuato all&#8217;indomani dell&#8217;incidente di Chernobyl ? governato dall&#8217;emotività strumentalizzata dagli ecologisti &#8211; ha apportato alle famiglie e alle imprese italiane: quella scelta &#8220;sciagurata&#8221; ha condannato l&#8217;Italia ? unico tra i paesi industrialmente avanzati &#8211; ad una massiccia dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas, privando il Paese di una fonte energetica abbondante, pulita e a basso costo”.</p>
<p>Questa posizione, da alcuni anni a questa parte, è divenuta un &#8220;recitativo&#8221; sempre più insistito nella informazione giornalistica, tanto da essere ormai considerata vera. Al contrario, si tratta di affermazioni che la documentazione internazionale ? ampiamente disponibile ? smentisce.</p>
<p><strong>L&#8217;energia nucleare non è abbondante </strong></p>
<p>Essa fornisce oggi al fabbisogno mondiale di energia elettrica un contributo pari al 15% e, secondo la stima dell&#8217;Agenzia Onu per l&#8217;Energia Atomica, a questo ritmo, c&#8217;è uranio fissile ? cioè l&#8217;uranio 235 &#8211; solo per 70 anni: se si volesse almeno dimezzare l’incidenza dei combustibili fossili (~66%), bisognerebbe almeno triplicare in tempi rapidi la percentuale nucleare; ne avremmo per 20-25 anni: cioè ci scanneremmo per l&#8217;uranio come ci scanniamo per il petrolio. Quanto all&#8217;Italia, le tracce di uranio in Liguria e in Trentino non configurano certo una qualche parvenza di autonomia.</p>
<p>Certo, si potrebbe passare all&#8217;uso dell&#8217;uranio 238, molto più abbondante in natura, ma per ciò si dovrebbe passare attraverso la produzione di Plutonio, secondo la linea intrapresa dai Francesi con i reattori veloci. Si tratta di una tecnologia ad alto rischio (proliferazione nucleare e salute: un milionesimo di grammo la dose letale per inalazione). Finita la motivazione della “force de frappe” militare, la Francia ha abbandonato questa filiera.</p>
<p><strong>L&#8217;energia nucleare non è pulita </strong></p>
<p>Come ci ricorda ? ancora nel 2007 con la Pubblicazione 103 &#8211; l&#8217;ICRP, l&#8217;Agenzia Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti, dosi comunque piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento &#8220;normale&#8221; degli impianti e, di più, nel caso di incidenti.</p>
<p>Fuor da ipocrisie, la definizione ICRP di Dose Limite di radiazioni ai lavoratori degli impianti e alle popolazioni ivi residenti non significa dose al di sotto della quale non c&#8217;è rischio, ma quella dose &#8220;alla quale sono associati effetti somatici (tumori, leucemie) o effetti genetici che si considerano “accettabili” a fronte dei benefici economici associati a siffatte attività con radiazioni&#8221;.</p>
<p>Deriva da ciò la complessità degli impianti che incide fortemente anche sul costo del kwh. Il problema dello smaltimento delle scorie        È tuttora materia di ricerca: l&#8217;obiettivo è lo stoccaggio in formazioni geologiche, caratterizzate da bassissima permeabilità e situate in zone geologicamente stabili. Dopo il fallimento ? con la vicenda di Carlsbed nel New Mexico &#8211; della prospettiva di utilizzare strutture rocciose saline, sono in fase di studio altri tipi di formazioni geologiche.</p>
<p>L&#8217;Agenzia nazionale francese Andra avvia ora un laboratorio alla profondità di 490 metri a Bure (Meuse). Altri modi di gestione dei rifiuti (trasmutazione o stoccaggio in superficie) sono tutt&#8217;ora allo studio e, per i prossimi decenni, mi sembra assai improbabile l’individuazione di un sito nazionale, sia pure provvisorio, si è lontani dalla possibilità di indicare una tecnologia per lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento degli impianti, in base alla quale determinare la incidenza di queste operazioni sul costo del Kwh.</p>
<p><strong>Quale è il costo del kWh nucleare? </strong></p>
<p>I problemi relativi alle scorie o allo smantellamento degli impianti, introducono molta incertezza nei metodi usuali di calcolo, che si fanno per qualsiasi fonte di energia. Altri elementi di incertezza derivano dalle complesse procedure autorizzative, dalle attività di controllo sulla realizzazione dell&#8217;impianto che, introducono allungamenti imprevisti dei tempi e fattori di rischio finanziario.</p>
<p>Questi problemi sono alla base della situazione attuale di crisi drastica del settore nucleare nei paesi più avanzati, che pure lo avevano perseguito con decisione nel passato.</p>
<p>Nasce da qui il progetto di ricerca guidato dagli Stati Uniti &#8220;Generation IV&#8221; con l&#8217;obiettivo di mettere a punto un nuovo tipo di reattore e di ciclo del combustibile nucleare in modo da conseguire un grado migliore di sicurezza, tale da superare la indisponibilità dell&#8217;opinione pubblica per un rilancio del nucleare dopo l&#8217;arresto di nuovi impianti nucleari &#8211; che negli USA dura dal 1978 ? e per migliorare la competitività economica in modo da superare la indisponibilità delle imprese elettriche. Il Generation IV è un consorzio di paesi guidato dagli USA, cui recentemente si è aggiunta l&#8217;Italia, finalizzato allo studio di reattori tali da fornire risposte risolutive sul piano dei costi, della sicurezza, dell&#8217;uso ottimale dell&#8217;uranio e della riduzione delle scorie. La ricerca è indirizzata ad un ampio spettro di tecnologie. Se i problemi potranno essere superati, Generation IV prevede la messa a punto di un prototipo di nuovo reattore non prima del 2030.</p>
<p>Quanti tuttavia hanno avanzato proiezioni di costo del kWh nucleare (per es. EIA/DOE: &#8220;Annual Energy Outlook 2004 and Projections to 2025&#8243;; MIT, 2003; ed altri), che tengono conto di tutti gli elementi sopra citati ed anche delle caratteristiche dei reattori di nuova concezione, pervengono a stime di 0,06-0,07 ¤/kWh, decisamente più elevate del costo del kWh a gas o a olio combustibile, ma anche prodotto con il vento (0,04-0,05 ¤/kWh).</p>
<p>In queste condizioni, possiamo chiederci quale significato possa avere per l&#8217;Italia concentrare uno sforzo rilevantissimo (alternativo ad altre possibili scelte) per rientrare in un settore:</p>
<p>· che utilizza come combustibile una risorsa scarsa e perciò destinata a divenire sempre più costosa e oggetto di competizione internazionale, da acquisire comunque sul mercato estero · che utilizza una tecnologia super complessa per fronteggiare, non completamente, gravi rischi sanitari, non solo in condizioni incidentali, ma anche nel semplice funzionamento di routine</p>
<p>· che non ha risolto il problema dello smaltimento in condizioni di sicurezza delle scorie e dunque, pur potendo garantire pochi anni di disponibilità, aprirebbe per il futuro problemi irrisolti e gravi</p>
<p>· che annuncia costi di produzione del kWh elettrico difficilmente definibili (smantellamento, scorie), e comunque più elevati ? già attualmente o in un prevedibile futuro ? rispetto ad altre fonti energetiche pulite e rinnovabili.</p>
<p><strong>Allora? Che cosa fare? </strong></p>
<p>La strada su cui procedere è quella a cui ci impegna la strategia decisa in sede europea: entro il 2020, realizzare il 20% di risparmio energetico e il 20% di fonti rinnovabili. Si tratta di obiettivi, dal punto di vista quantitativo, assai più rilevanti del programma nucleare del Governo. Su questa strada può anche decollare una prospettiva industriale di qualità, ma si tratta di una scelta alternativa a quella nucleare, dal punto di vista delle risorse disponibili: economiche, di ricerca, delle imprese.</p>
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		<title>Il signoraggio bancario spiegato in 6&#8242;40&#8221;</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/03/16/il-signoraggio-bancario-spiegato-in-640/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 23:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog TV]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=169</guid>
		<description><![CDATA[interviste, riprese e montaggio: Nikola Duper
Parlano Marco Della Luna, Pierluigi Paoletti e Nino Galloni. 
Si ringrazia Nexus per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><strong>interviste, riprese e montaggio: Nikola Duper</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Parlano Marco Della Luna, Pierluigi Paoletti e Nino Galloni. </strong></p>
<p style="text-align: left;">Si ringrazia <a href="http://www.nexusedizioni.it/" target="_blank">Nexus</a> per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.<span id="more-169"></span></p>
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		<title>L&#8217;attuale crisi economica</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/03/15/lattuale-crisi-economica/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 19:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog TV]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[intervista, riprese e montaggio di Nikola Duper
Parla dott. Nino Galloni, economista.
Si ringrazia Nexus per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>intervista, riprese e montaggio di Nikola Duper</strong></em></p>
<p><strong>Parla dott. Nino Galloni, economista.</strong></p>
<p style="text-align: left;">Si ringrazia <a href="http://www.nexusedizioni.it/" target="_blank">Nexus</a> per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.</p>
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		<title>Šcec, riduzione del prezzo</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/03/14/scec-riduzione-del-prezzo/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 00:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog TV]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[intervista, riprese e montaggio di Nikola Duper
Parla Pierluigi Paoletti, Analista finanziario e Presidente dell&#8217;Arcipelago Šcec
si ringrazia Nexus per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>intervista, riprese e montaggio di Nikola Duper</strong></em></p>
<p><strong>Parla Pierluigi Paoletti, Analista finanziario e Presidente dell&#8217;<a href="http://www.arcipelagoscec.org/" target="_blank">Arcipelago Šcec</a></strong></p>
<p>si ringrazia <a href="http://www.nexusedizioni.it/" target="_blank">Nexus</a> per aver concesso le interviste ai partecipanti del convegno.</p>
<p style="text-align: center;"><object type="application/x-shockwave-flash" style="width:500px;height:281px" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3634423&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="quality" value="best" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3634423&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" />If you can see this, then you might need a Flash Player upgrade or you need to install Flash Player if it's missing. Get <a href="http://get.adobe.com/flashplayer/" target="_blank">Flash Player</a> from Adobe.</object><br/>
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		<title>La tendopoli di Sacramento: La seconda grande depressione?</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/03/09/la-tendopoli-di-sacramento-la-seconda-grande-depressione/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 00:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nikola Duper
La sera del 7 marzo facevo il consueto giro informativo presso i vari siti internazionali, tra i quali anche alcuni croati. Nella prima pagina di uno dei maggiori quotidiani croati, Vecernji List, vedo una notizia, con tanto di foto, che mi lascia davvero a bocca aperta. Si parla di una tendopoli, in periferia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Nikola Duper</strong></em></p>
<p>La sera del 7 marzo facevo il consueto giro informativo presso i vari siti internazionali, tra i quali anche alcuni croati. Nella prima pagina di uno dei maggiori quotidiani croati, Vecernji List, vedo una notizia, con tanto di foto, che mi lascia davvero a bocca aperta. Si parla di una tendopoli, in periferia di Sacramento, nella ricca California. L&#8217;articolo racconta che ci sono già circa 1200 persone, rimaste senza nulla a causa della crisi economica, e che l&#8217;affluenza giornaliera è di circa 50 persone.<span id="more-131"></span><br />
Faccio una veloce ricerca sui quotidiani italiani e non trovo nulla, provo con quei stranieri e di nuovo nulla.</p>
<p>La mattina del 8 marzo ritorno sul quotidiano croato ma, a mio grande stupore, constato che la notizia è scomparsa. Guardo nel archivio ma niente da fare. Uso la parola Sacramento per fare una ricerca più approfondita, e trovo qualche articolo ancora del 2007, ma del articolo del giorno prima nemmeno una traccia.</p>
<p>Oggi, 8 marzo, riprovo e <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1159677/Pictured-The-credit-crunch-tent-city-returned-haunt-America.html" target="_blank">qualcosa ci trovo</a>. A questo punto sono certo che la notizia non era inventata così come c&#8217;era il motivo per cui qualcuno si è preoccupato di farla sparire dal quotidiano.</p>
<p>Vi ho fatto un sunto di uno dei due <a href="http://www.indybay.org/newsitems/2009/03/06/18575333.php" target="_blank">articoli</a> trovati:</p>
<p><strong>La tendopoli di Sacramento: La seconda grande depressione?</strong></p>
<p>“Loaves &amp; Fishes” (Pani e pesci), il comitato organizzativo per i senza tetto di Sacramento, “Francis House” e altri gruppi hanno iniziato la campagna “Safe Ground” (suolo sicuro) per migliorare l&#8217;attuale situazione delle persone rimaste senza nulla per via dell&#8217;attuale crisi economica negli Stati Uniti.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-139" style="margin: 2px;" title="grande_depressione_20091" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/03/grande_depressione_20091.jpg" alt="grande_depressione_20091" width="634" height="312" /><br />
L&#8217;affluenza media giornaliera è di circa 50 persone.<br />
Il campo che vedete nella foto occupa quasi lo stesso posto in cui si trovava il Hooverville, un insediamento analogo, durante la grande depressione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-140" style="margin: 2px;" title="grande_depressione_291" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/03/grande_depressione_291.jpg" alt="grande_depressione_291" width="634" height="483" /></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/02/26/la-francia-ci-sta-rifilando-il-secondo-%e2%80%9cpacco%e2%80%9d-il-nucleare-epr/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 12:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Boato &#8211; Ecoistituto Italia
Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR
Berlusconi ha firmato con Sarkozy un&#8217;intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Michele Boato &#8211; <a href="http://www.ecoistituto-italia.org/" target="_blank">Ecoistituto Italia</a></strong></em></p>
<p>Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</p>
<p>Berlusconi ha firmato con Sarkozy un&#8217;intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del suo definitivo abbandono anche negli Stati Uniti:</p>
<p>Attualmente sono ancora in costruzione le prime 2 centrali nucleari EPR una in Finlandia, dove i costi sono schizzati dai 3 miliardi di euro preventivati a 5,5 miliardi, con 38 mesi di ritardo nei lavori, ed una in Francia, dove la centrale di Flamandville (con partecipazione ENEL) ha subìto ripetute interruzioni per la scarsa qualità nei lavori.</p>
<p>Ci raccontano che, grazie alla tecnologia EPR, il volume delle scorie radioattive (uno dei problemi irrisolti del nucleare) si dovrebbe ridurre del 30%. Ma non si precisa che le scorie prodotte da queste centrali sono molto più radioattive di quelle degli impianti classici, e pongono insormontabili problemi tecnici per il loro smaltimento, come risulta dal rapporto 2008 dell&#8217;azienda di trattamento delle scorie radioattive, la finlandese Posiva.</p>
<p>Naturalmente saranno i cittadini a sostenerne i costi economici ed ambientali.</p>
<p>Ci si chiede: cosa aspetta il governo italiano, invece di continuare a sperperare denaro pubblico in tecnologie obsolete e pericolose, ad imboccare la via dell&#8217;efficienza e delle energie rinnovabili?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;intervista ad  Eugenio Benetazzo</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/10/16/lintervista-ad-eugenio-benetazzo-di-giovanna-canzano/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 00:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=88</guid>
		<description><![CDATA[di Giovanna Canzano
Sei descritto come primo ed unico predicatore finanziario in Italia, e, naturalmente avevi avvisato in anticipo che si poteva ripetere un crash finanziario sui mercati azionari e valutari simile a quello avvenuto nel 1929: in America quanto ha influito il problema dei mutui e come?

In realtà la crisi dei subprime rappresenta una conseguenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Giovanna Canzano</strong></em></p>
<p>Sei descritto come primo ed unico predicatore finanziario in Italia, e, naturalmente avevi avvisato in anticipo che si poteva ripetere un crash finanziario sui mercati azionari e valutari simile a quello avvenuto nel 1929: in America quanto ha influito il problema dei mutui e come?<br />
<strong><br />
In realtà la crisi dei subprime rappresenta una conseguenza e non un fattore scatenante: ci troviamo infatti innanzi alla fase terminale del turbocapitalismo (volgarmente conosciuto con il termine di globalizzazione). Questa fase terminale è causata dalla convergenza di quattro macrotematiche strutturali fra di loro separate, ma al tempo stesso contigue: la politica sociale per le garanzie ipotecarie sui mutui, le delocalizzazioni selvagge del WTO, l&#8217;utilizzo dei processi di titolarizzazione bancaria per aumentare a dismisura la capacità ed erogazione di debiti da parte degli istituti di credito ed infine la fuorviante politica monetaria statunitense che in due epoche temporali troppo ristrette è passata da una fase espansiva ad una restrittiva creando i presupposti per una incontrollata &#8220;tonnara sociale&#8221;.</strong><span id="more-88"></span></p>
<p>Il Senato Usa dice sì al piano di salvataggio del sistema finanziario messo a punto dal segretario al Tesoro Henry Paulson dopo il crack della banca d&#8217;affari Lehman e l&#8217;assorbimento di Merrill Lynch in Bank of America. Basta questo forte segnale del Senato degli Stati Uniti a dare fiducia a Wall Street ?</p>
<p><strong>Gli Usa stanno sparando gli ultimi colpi pur di tentare l&#8217;impossibile ovvero far sopravvivere il malato moribondo. La locomotiva USA sta arrancando e sta perdendo la leadership globale. Ad oggi sono sempre più consistenti i rumors che considerano inutile e sottocapitalizzato l&#8217;intervento di Paulson per 700 MLD di $ sapendo come questo importo sarà destinato a lievitare nei prossimi mesi a oltre 2.000 ML.</strong></p>
<p>In qualche modo gli aiuti vengono dati solo alle banche che devono tutelare alcuni interessi degli investitori mentre altre meno importanti vengono fatte sparire (pulizia bancaria)?<br />
<strong>L&#8217;idea che emerge dal comportamento della autorità statunitensi porta ad una discriminazione finanziaria volta a produrre una sorta di pulizia etnica nei confronti di tutti quegli istituti di credito che sono considerati essere artefici della diffusione e propagazione del contagio finanziario nel pianeta.</strong></p>
<p>TFR, secondo le norme della legge n. 252/2005, è stato anticipato al 1 gennaio 2007 l&#8217;avvio della previdenza integrativa. Si diceva che il sistema finanziario italiano potrà giovarsi di notevoli risorse per lo sviluppo, e che ai lavoratori sarà data la possibilità di integrare le loro pensioni con il nuovo strumento.<br />
E’ ancora valida questa ipotesi ?</p>
<p><strong>I fondi pensioni sono fondi di investimento: abbiamo visto le performance recenti e di come questi prodotto siano profondamente inefficenti in termini di resa finanziaria. Non mi stupisco di come sia stata varata questa normativa volta a far convogliare al sistema del risparmio gestito privato nuovi flussi di liquidità (gli accantonamneti delle quote di TFR appunto) proprio in un momento storico in cui da tre anni si assiste a pesantissime e progressive ondate di riscatto e smobilizzi da parte dei risparmiatori italiani che adesso si stanno facendo restituire quanto avevano investito precedentemente.</strong></p>
<p>Il FITD ovvero il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi pensa a proteggere i depositi dei risparmiatori e correntisti italiani. Una sua estrema applicazione pratica consenta il salvataggio di quanto depositato ?</p>
<p><strong>Iniziamo con il menzionare come questo fondo non sia un fondo quanto un consorzio bancario ovvero tutte le banche aderenti si impegnano ad intervenire collegialmente per supportare l&#8217;istituto che si trovasse in default finanziario. Tuttavia il loro aiuto presuppone un meccanismo di intervento ex post, che comporta il reperimento ed il versamento dei fondi da parte di tutte le altri banche solo dopo che si è verificato lo stato di insolvenza. Negli altri paesi europei il meccanismo ha un intervento ex ante ovvero i fondi a riserva vengono raccolti alla fine di ogni anno solare ed accantonati dal relativo fondo. Ne consegue che a mio avviso in caso di default di un grande gruppo bancario in Italia questo meccanismo garantista potrebbe incepparsi.</strong></p>
<p>I depositi presso le POSTE ITALIANE sono anche a rischio?</p>
<p><strong>I prodotti postali tradizionali sono garantiti dallo Stato Italiano.</strong></p>
<p>Quanto questa crisi inciderà sulle piccole e medie imprese e quanto su quelle italiane?</p>
<p><strong>La crisi non ha ancora manifestato tutto la sua potenzialità detonatrice, infatti devono emergere ancora i due prossimi bubboni finannziari: la crisi delle carte di credito e quella del credito industriale. Nei prossimi mesi subiremo una pesantissima ridimensionamento dell&#8217;accesso al credito da parte dei piccoli imprenditori (revoche di fido e rientri forzati). Tutto questo sarà una conseguenza da parte del sistema bancario di riallineare i quozienti di solidità patrimoniale per cui a parità di riserve e mezzi proprio (che non possono essere aumentati in poco tempo) si necessiterà di abbassare velocemente gli impieghi e le posizioni a rischio.</strong></p>
<p>Perchè molti non si rendono conto della situazione?</p>
<p><strong>Molti analisti ed uffici studi di banche d&#8217;affari non hanno saputo prevedere come si sarebbe evoluto lo scenario planetario, questo in virtù di ancoramenti ad obsoleti modelli econometrici che non sono più in grado di essere attendibili visto che non contemplano l&#8217;impatto della globalizzazione in termini socioeconomici e soprattutto perche soppesano l&#8217;asse New York/Londra ancora come il baricentro geoeconomico del mondo.</strong></p>
<p>Eugenio Benetazzo<br />
Presidente CDA Deltoro Holding S.p.A.<br />
Vice Presidente Nazionale Assoconsulenza</p>
<p>Per contattare Giovanna Canzano: giovanna.canzano(@)email.it</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gorbaciov: siamo al declino dell&#8217;impero americano</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/10/13/gorbaciov-siamo-al-declino-dellimpero-americano/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 23:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=85</guid>
		<description><![CDATA[di Giulietto Chiesa, Megachip &#8211; da la Stampa
Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e&#8217; roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. &#8220;Questo non potranno dire che e&#8217; colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Giulietto Chiesa, Megachip &#8211; da la Stampa</strong></em><br />
Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e&#8217; roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. &#8220;Questo non potranno dire che e&#8217; colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro globalizzazione selvaggia&#8221;<span id="more-85"></span><br />
L&#8217;ex presidente sovietico non manca di far notare – ai numerosi giornalisti che lo assalgono di domande: sulla crisi finanziaria, sulla “nuova guerra fredda”, sulla Russia di Putin e di Medvedev – che l&#8217;idea stessa dell&#8217;incontro di Venezia San Servolo, “Ambiente: dall&#8217;allarme globale all&#8217;allerta per i media” e&#8217; la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del “Forum della Politica Mondiale”, cinque anni fa, rispondeva proprio all&#8217;intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.<br />
Già allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile – dice nell&#8217;intervento di apertura – e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche. Questa crisi finanziaria, che presto avrà effetti devastanti sull&#8217;economia reale, non è sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocità crescente: quella energetica, dell&#8217;acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi. Allora dissi cose che non furono ascoltate: che, per affrontare i pericoli che si delineavano – e non mi si venga a dire che non erano prevedibili – sarebbe stato indispensabile costruire una nuova architettura delle istituzioni internazionali, essendo evidente che quella attuale non e&#8217; in condizione di farvi fronte.<br />
<strong><br />
Per esemplificare, Mikhail Sergeevic?</strong></p>
<p>Guardi la figura miserevole del Fondo Monetario Internazionale, sparito tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall&#8217; impressionante vastità del disastro finanziario. Ma è solo un esempio. Il fatto e&#8217; che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della pluralità del mondo dopo la fine dell&#8217;URSS. Cioè che, sparita l&#8217;URSS, c&#8217;erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte attiva: Cina, India, Brasile, Sud-Africa, Indonesia e, naturalmente, la Russia. Invece a Washington scelsero la via più facile, quella dell&#8217;impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e per conto di tutti. Naturalmente creando ricchezza per sé, indebitandosi, stampando decine, forse centinaia di trilioni di dollari senza copertura alcuna che non fosse la loro potenza militare. Adesso tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perché, oltre a essere profondamente ingiusto, era ed è politicamente irrealistico e insostenibile fisicamente.</p>
<p><strong>Che intende per fisicamente insostenibile?<br />
</strong><br />
Che è in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perché non può esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse. Invece il modello turbocapitalistico e&#8217; interamente costruito sulle illusioni di infinità inesistenti. Non si può contare sul profitto in crescita a tutti i costi, perché a un certo punto la curva si fletterà&#8217;. Non si può spingere a consumi in crescita illimitata perché le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche. Perché usando energia fossile ai ritmi forsennati attuali noi liberiamo enormi quantità di CO2, e riscaldiamo il pianeta ben oltre i limiti di equilibri che, per formarsi, hanno impiegato alcuni miliardi di anni.<br />
<strong><br />
Dunque, che fare?</strong></p>
<p>Cambiare modello, finché siamo in tempo. Il mercato senza regole è stato un disastro, il neo-liberismo si e&#8217; rivelato una truffa globale.<br />
<strong><br />
Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone&#8230;</strong></p>
<p>Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo è tacere la verità e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. E questo impedirà alla gente di capire e di cominciare a modificare il proprio modo di vivere e, per giunta, favorirà il sopraggiungere di altre crisi devastanti. Oppure cominciare a dire la verità e organizzare saggiamente, cioè tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una glasnost mondiale.<br />
<strong><br />
Ma come si può fare?</strong></p>
<p>Il Forum della Politica Mondiale, insieme al Club di Roma, alla Provincia di Venezia, e al ministero dell&#8217;Ambiente, hanno avviato una riflessione che vuole coinvolgere moltiimportanti operatori mediatici. I media possono essere un potente veicolo di informazione e di formazione dell&#8217;opinione pubblica. Ma essi stessi dovranno cambiare perché ad oggi il messaggio che diffondono é del tutto contrario a ogni prospettiva di sostenibilità. Mi riferisco in primo luogo alla pubblicità.</p>
<p><strong>Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?</strong></p>
<p>C&#8217;è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a quelli degli Stati Uniti. Le regole di questi ultimi non possono essere imposte ai primi. La guerra della Georgia contro l&#8217;Ossetia del Sud e&#8217; un esempio di come si e&#8217; cercato di imporre alla Russia le regole dell&#8217;Impero. E&#8217; andata male all&#8217;Impero<br />
<strong><br />
Vuol dire che la Russia farà, d&#8217;ora in poi, la faccia dura?</strong></p>
<p>La Russia è aperta al dialogo, ma si chiuderà di fronte a imposizioni. E&#8217; indispensabile una nuova conferenza per la sicurezza collettiva, che porti a una qualche forma di consiglio di sicurezza europeo, dotato di poteri e perfino di forme di interposizione. Bisogna avviare questo processo, evitare mosse unilaterali, atti di forza, allargamento di alleanze militari (ovvio che parlo della NATO) e rinuncia all&#8217;installazione in Europa di nuovi sistemi d&#8217;arma (ovvio che parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca).</p>
<p><strong>Che opinione ha di Putin?</strong></p>
<p>Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati.</p>
<p><strong>Ma di democrazia in Russia non si parla.</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;indecoroso comportamento dei media occidentali che ha accompagnato l&#8217;aggressione della Georgia contro l&#8217;Ossetia del Sud penso che la pretesa occidentale di insegnare la democrazia alla Russia debba essere ridimensionata. Gli occidentali e gli europei dovrebbero imparare ad avere pazienza, anche perché non hanno scelta. La Russia sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi sono identici. L&#8217;Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione. Sappiamo imparare da soli</p>
<p><strong>E&#8217; vero che ha fondato un suo partito?</strong></p>
<p>Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini. Altrimenti il distacco della politica dalla gente aumenterà. Mentre, per i cambiamenti inevitabili che si annunciano, sarà necessario che milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia ma anche per voi occidentali. E anche per voi europei</p>
<p><strong>Come giudica il Nobel per la Pace a Martti Ahtisaari?</strong></p>
<p>Non intendo commentare</p>
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