<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title> &#187; Informazione indipendente</title>
	<atom:link href="http://blog.duper.org/sito/category/info_indy/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.duper.org/sito</link>
	<description>Informazione indipendente, Ecologia, Energia Rinnovabile, Software libero, Misteri, Spiritualità, Ambientalismo</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Oct 2009 10:58:42 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.5</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Piazza Navona e le cose che non si possono dire</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/07/13/piazza-navona-e-le-cose-che-non-si-possono-dire/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/07/13/piazza-navona-e-le-cose-che-non-si-possono-dire/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 21:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=28</guid>
		<description><![CDATA[





di Marco Travaglio &#8211; da l&#8217;Unità 

 Lettera aperta al direttore 
Caro direttore,
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l&#8217;altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="10%" valign="top"><img src="http://www.megachip.info/fotoD/marcotravaglio.jpg" alt="" width="110" height="110" /></td>
<td width="90%" valign="bottom">
<div>
<p align="left"><em>di <strong>Marco Travaglio</strong> &#8211; da l&#8217;Unità </em><strong><br />
</strong><em><br />
</em> <em>Lettera aperta al direttore </em><br />
Caro direttore,<br />
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l&#8217;altroieri in Piazza Navona due comici (<strong>Beppe Grillo e Sabina Guzzanti</strong>) e un giornalista (<strong>il sottoscritto</strong>) avrebbero <strong>“insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano </strong> e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: <strong>mi sono perso qualcosa? </strong></p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span id="more-28"></span>Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose &#8211; le più gravi &#8211; dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui <a href="http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1965841.html">video </a>, tutti disponibili su you tube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E&#8217; stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio).</p>
<p>Per la prima volta <strong>si sono fuse in una cinque piazze </strong> che finora si erano soltanto sfiorate: quella di <strong>Di Pietro</strong>, quella di molti <strong>elettori del Pd</strong>, quella della <strong>sinistra cosiddetta radicale</strong>, quella dei <strong>girotondi </strong> e quella dei <strong>grillini</strong>, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. <strong>Cacciare il Caimano</strong>. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un <strong>prodotto autoreferenziale del Palazzo </strong> (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). <strong>La gente invece ha applaudito </strong> Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. <strong>Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia</strong>, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.</p>
<p>Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? <strong>Io temo che viviamo tutti nel Truman Show </strong> inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a <strong>rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà </strong>. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l&#8217;altro, a parte lo Zimbabwe, non c&#8217;è nulla di simile al governo Al Tappone). <strong>In Italia l&#8217;elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno </strong>. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz&#8217;alcuno scandalo un libro di <strong>Michael Moore </strong> dal titolo “<strong>Stupid White Man</strong>” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l&#8217;ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. <strong>In Francia </strong>, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all&#8217;Eliseo”. <strong>Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale</strong>.</p>
<p>Quelli che son risuonati l&#8217;altroieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. <strong>Grillo</strong>, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il <strong> via libera al lodo Alfano </strong> che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l&#8217;avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l&#8217;altro giorno, <strong>mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza </strong>, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi.</p>
<p>Io, in tre parole tre, ho descritto <strong>la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un&#8217; ”aggravante razziale” e dunque incostituzionale</strong>, punendo &#8211; per lo stesso reato &#8211; gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l&#8217;abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. <strong>Veltroni </strong> sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell&#8217;ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi &#8211; come dice Furio Colombo &#8211; “<strong>confonde il dialogo con i suoi monologhi</strong>”. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è <strong>né insulto né vilipendio</strong>. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s&#8217;è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c&#8217;è anche nelle dittature. <strong>E&#8217; la libertà di critica che contraddistingue le democrazie </strong>. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l&#8217;ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d&#8217;informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici.</p>
<p><strong>Poi c&#8217;è Sabina</strong>. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il <strong>privilegio della satira</strong>, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle <strong>presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l&#8217;attuale premier</strong>, che poi l&#8217;ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l&#8217;altro giorno, sull&#8217;Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin”, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: <strong>“pompini”, naturalmente di Stato</strong>.</p>
<p>Quello di Sabina è stato un <strong>capolavoro di invettiva satirica</strong>, urticante e spiazzante come dev&#8217;essere un&#8217;invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell&#8217;antica Atene, <strong>Aristofane </strong> era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un&#8217;invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato <strong>il papa all&#8217;inferno</strong>. Posso garantire che, diversamente da me, lei all&#8217;inferno non crede. Quella era un&#8217;incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da <strong>Dante Alighieri</strong>. Il quale spedì anticipatamente all&#8217;inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le <strong>continue intromissioni del Vaticano nella politica</strong>. Anche Dante era girotondino?</p>
<p>Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: <strong> demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere</strong>. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i <strong>commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra </strong>: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un&#8217;opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, <strong>Polito e Sansonetti </strong>, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/07/13/piazza-navona-e-le-cose-che-non-si-possono-dire/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Veto per la Gita su Roma</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/07/09/veto-per-la-gita-su-roma/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/07/09/veto-per-la-gita-su-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 12:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=23</guid>
		<description><![CDATA[di Beppe Grillo
Ho chiesto, tramite i miei avvocati, il permesso alla Questura di Roma per la Gita del 25 luglio. Il percorso prevedeva il passaggio di fronte alle sedi dei partiti e al Parlamento. La Questura ha proibito di transitare davanti alle sedi dei partiti e al Parlamento. Per ragioni di sicurezza. Ha proposto un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://beppegrillo.it/" target="_blank">Beppe Grillo</a></p>
<p>Ho chiesto, tramite i miei avvocati, il <strong>permesso alla Questura di Roma</strong> per la Gita del <strong>25 luglio</strong>. Il percorso prevedeva il passaggio di fronte alle sedi dei partiti e al Parlamento. La Questura ha <strong>proibito di transitare davanti alle sedi dei partiti</strong> e al Parlamento. Per ragioni di sicurezza. Ha proposto un percorso turistico alternativo con piazza della Repubblica, i Fori Imperiali, Corso Vittorio Emanuele, via della Cuccagna e <strong>Piazza Navona</strong>.<span id="more-23"></span><br />
E’ stato negato di sfilare in modo pacifico sotto le sedi dei partiti, il cui affitto è pagato dai cittadini. E’ stato vietato porgere un saluto ai nostri dipendenti, il cui stipendio è pagato dai cittadini. Non è stato concesso di manifestare in modo pacifico con biciclette, carrozzelle e risciò.<br />
Le <strong>sedi dei partiti</strong>, ormai metastasi della democrazia, sono <strong>off limits</strong> per i cittadini, sono diventati zona militare. Ne va della sicurezza del loft di Topo Gigio Veltroni, dello sfarzo della sede di via dell’Umiltà dello psiconano e di quella dei Due Macelli di Azzurro Caltagirone. Il 25 luglio non potremo ricordare a questi signori i nomi dei condannati che loro hanno eletto, da Carra a Dell’Utri a Cuffaro.<br />
Mentre il Paese è sull’orlo del tracollo economico i <strong>nostri dipendenti </strong>cercano dalla mattina alla sera di <strong>non farsi processare</strong>. Blocco dei processi. Trasferimento dei processi. Ricusazione dei giudici. PDL e PDmenoelle hanno deciso di approvare <strong>la legge della Banda dei Quattro</strong>, la Schifoalfano. I Fantastici Quattro: Napolitano, Schifani, Fini e Berlusconi, potranno delinquere impunemente durante il loro mandato. Se nessuno dei quattro si è dissociato da questa legge, <strong>vuol dire che è utile per tutti</strong>, non solo per lo psiconano.<br />
<strong>Il 25 luglio non potremo fare la Gita su Roma</strong>. Ho deciso di annullarla. Non mi sento di mettere a rischio l’incolumità dei ragazzi che passerebbero, anche di fronte a un divieto, di fronte alle sedi di partito con la polizia pronta a caricare. Ci sarà presto <strong>un altro appuntamento</strong>. Il tempo è dalla nostra parte. E’ sufficiente un segnale perché tutto precipiti. Il cane di paglia sta per prendere fuoco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/07/09/veto-per-la-gita-su-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Qualcosa di grosso sta accadendo</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/07/09/qualcosa-di-grosso-sta-accadendo/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/07/09/qualcosa-di-grosso-sta-accadendo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 22:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=22</guid>
		<description><![CDATA[di Ron Paul
(Traduzione di luogocomune.net) Fonte
È da 35 anni che vado esprimendo le mie gravi preoccupazioni per il futuro dell’America. La strada che abbiamo intrapreso nel secolo scorso ha messo a rischio le nostre libertà, la nostra sicurezza e la nostra prosperità. Nonostante queste preoccupazioni di lunga data, vi sono giorni &#8211; che diventano sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ron_Paul" target="_blank">Ron Paul</a></p>
<p>(Traduzione di <a href="http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2647" target="_blank">luogocomune.net</a>) <a href="http://www.campaignforliberty.com/blog/?p=115" target="_blank">Fonte</a></p>
<p>È da 35 anni che vado esprimendo le mie gravi preoccupazioni per il futuro dell’America. La strada che abbiamo intrapreso nel secolo scorso ha messo a rischio le nostre libertà, la nostra sicurezza e la nostra prosperità. Nonostante queste preoccupazioni di lunga data, vi sono giorni &#8211; che diventano sempre più frequenti &#8211; in cui mi sento convinto che siamo giunti ad un momento nel quale accadranno dei fatti di grande importanza.<br />
<span id="more-22"></span><br />
L’arrivo imminente di questi fatti non passerà inosservato. Essi toccheranno le vite di tutti noi. Non saranno limitati ad alcune zone del paese, ma l’intero mondo economico e il sistema politico saranno coinvolti nel caos che sta per scatenarsi.</p>
<p>Per quanto il mondo abbia già sofferto a lungo per l’insensatezza di guerre che potevano essere evitate, la mia paura maggiore è che la rotta in cui ci troviamo porterà ancora maggiori conflitti e sofferenze economiche per tutti gli innocenti del mondo, a meno che cambiamo drasticamente la nostra direzione.</p>
<p>L’America, con la sua tradizione di libero mercato e di diritto alla proprietà ha aperto la strada verso grande ricchezza e progresso, sia nel mondo che a casa nostra. Da quando abbiamo perso la fiducia nei principi di libertà, autosufficienza, duro lavoro e frugalità, &#8230;</p>
<p>&#8230; e ci siamo invece messi a costruire imperi finanziati con il debito e l’inflazione, tutto questo è cambiato. Questo è certamente un evento storico spaventoso.</p>
<p>Il problema che abbiamo di fronte non è nuovo nella storia. L’autoritarismo esiste da lungo tempo. Per secoli inflazione e debito sono stati usati dai tiranni per mantenere il potere, promuovere le aggressioni, e offrire “panem et circenses” alla popolazione. L’idea che si possa avere la botte piena e la moglie ubriaca [“guns and butter” = letteralmente, “fucili e burro”], senza pagarne le conseguenze in maniera significativa, esisteva già prima degli anni ‘60, quando divenne uno slogan popolare. In quei tempi ci fu detto che la guerra del Vietnam e una forte espansione dei sussidi statali non sarebbero stati un problema. Gli anni ’70 hanno dimostrato il contrario.</p>
<p>Oggi le cose sono diverse, sia dai tempi antichi che dagli anni ‘70. Non ha torto chi sostiene che viviamo in una economia globale. Il mondo è più popolato, ed è più integrato grazie alla moderna tecnologia, alle comunicazioni, ai viaggi. Se la moderna tecnologia fosse stata usata per promuovere le idee di libertà, di libero mercato, di moneta solida e di scambi commerciali, avrebbe introdotto una nuova età dell’oro, e una globalizzazione che potremmo accettare.</p>
<p>Invece la ricchezza e la libertà di cui disponiamo si stanno restringendo, e poggiano su una fragile infrastruttura ideologica. Un po’ come le dighe e i ponti del nostro paese, che il nostro sistema di guerre e sussidi statali ci ha portato ad ignorare.</p>
<p>Temo che le mie preoccupazioni fossero legittime, e che le cose possano essere ancora peggio di quanto pensassi all’inizio: ormai sono giunte alla soglia di casa nostra. C’è poco tempo per fare una correzione di rotta, prima che questo grandioso esperimento di libertà venga messo in profonda ibernazione.</p>
<p>Vi sono buoni motivi per credere che la crisi in arrivo sarà diversa, e molto più grande di quanto il mondo abbia mai vissuto prima. Invece di usare il globalismo in maniera positiva, è stato usato per globalizzare tutti gli errori dei politici, dei burocrati e dei grandi banchieri.</p>
<p>Essere l’unica superpotenza senza avversari non è mai stato vissuto da noi con senso di umiltà e rispetto. La nostra arroganza e aggressività sono state usate per promuovere un impero mondiale sostenuto dal più poderoso esercito della storia. Questo interventismo globale crea dei problemi a tutti i cittadini del mondo, e impedisce di contribuire al benessere della popolazione mondiale. Pensate soltanto a come sono state calpestate le nostre libertà personali negli ultimi dieci anni.</p>
<p>La crisi finanziaria, ancora allo stadio iniziale, è evidente per tutti: prezzo della benzina oltre i 4 dollari al gallone, costi di educazione ed assistenza medica alle stelle, crollo della bolla edilizia, crollo della bolla NASDAQ. Borse che crollano, disoccupazione che cresce, sotto-occupazione massiccia, eccessivo debito governativo, e incontrollabile debito personale. Ci sono pochi dubbi che arriveremo a una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stagflazione" target="_blank">stagflazione</a>. La domanda che presto verrà fatta è questa: quando la stagflazione diventerà depressione inflazionaria?</p>
<p>Vi sono vari motivi per cui l’economia mondiale è stata globalizzata, e i problemi che ci troviamo di fronte sono mondiali. Non possiamo comprendere ciò che abbiamo di fronte senza capire la “fiat money” [soldi creati dal nulla] e la bolla a lungo termine del dollaro.</p>
<p>Vi sono state diverse fasi. Dalla formazione del sistema di Riserva Federale, fra il 1913 e il 1933, la Banca Centrale si è imposta come controllore ufficiale del dollaro. Dal 1933 in poi, gli americani non potevano più possedere oro, togliendo così l’impedimento per la Federal Reserve di inflazionare a favore della guerra e del sussidio pubblico.</p>
<p>Nel ’45 altri impedimenti sono stati tolti, con la creazione del sistema monetario di Bretton Woods, che ha fatto del dollaro la moneta di riserva nel mondo. Questo sistema è durato fino al 1971. Fra il ‘45 e il ‘71 i federali avevano ancora qualche limitazione. Gli stranieri, ma non gli americani, potevano convertire dollari in oro a 35 dollari all’oncia. A causa dei troppi dollari che venivano stampati, questo sistema ha avuto fine nel 1971.</p>
<p>Il sistema post-Bretton Woods è stato responsabile per la globalizzazione dell’inflazione e dei mercati, e per la nascita della gigantesca bolla del dollaro mondiale. Quella bolla sta per esplodere, e stiamo vedendo cosa significa pagare le conseguenze per troppi errori economici fatti in precedenza.</p>
<p>Ironicamente, negli ultimi 35 anni noi abbiamo beneficiato di questo sistema profondamente distorto. Poiché il mondo accettava dollari come se fossero oro, dovevamo semplicemente falsificare altri dollari, spendere oltre oceano (incoraggiando in maniera indiretta anche il trasferimento del nostro lavoro all’estero) e goderci una prosperità immeritata. Coloro che prendevano i nostri dollari, e ci davano in cambio dei servizi, non vedevano l’ora di poter tornare a prestare quei dollari a noi. Questo ci ha permesso di esportare la nostra inflazione e ritardare le conseguenze che ora stiamo iniziando a vedere. Ma non era comunque destinato a durare, e ora ci tocca pagare il conto.</p>
<p>Il nostro debito estero deve essere pagato o liquidato. Gli altri debiti sono maturati proprio ora che il mondo è diventato più riluttante ad accettare dollari. La conseguenza di quella decisione è un’inflazione dei prezzi nel nostro paese, questo è ciò a cui stiamo assistendo oggi. L’inflazione all’estero è addirittura più alta che da noi, come conseguenza della volontà delle banche centrali estere di monetizzare il nostro debito.</p>
<p>Stampare dollari per un lungo periodo di tempo può anche non far aumentare immediatamente i prezzi, ma nel tempo lo farà certamente. Ora stiamo assistendo alle conseguenze per avere inflazionato nel passato la disponibilità di moneta. Per quanto possa sembrare grave oggi 4 dollari al gallone, siamo solo all’inizio.</p>
<p>È una grossolana distrazione mettersi a dire “perforiamo, perforiamo, perforiamo” come soluzione alla crisi del dollaro e all’alto prezzo della benzina. Va bene aumentare le disponibilità sul mercato e le perforazioni, ma l’argomento è di grave distrazione dalle colpe del deficit e dai peccati commessi dalla banda monetaria della Federal Reserve.</p>
<p>Questa bolla è diversa e più grande delle altre per un altro motivo. Le banche centrali del mondo si accordano segretamente per centralizzare la pianificazione dell’economia mondiale. Io sono convinto che degli accordi fra le banche centrali, per monetizzare il debito americano negli ultimi 15 anni, siano esistiti, per quanto in forma segreta e fuori dalla portata delle orecchie di chiunque, specialmente del parlamento americano, che non se ne preoccupa o semplicemente non capisce.</p>
<p>Ora che il nostro “regalo“ si esaurisce, i nostri problemi peggiorano. Le banche centrali e i diversi governi sono molto potenti, ma prima o poi i mercati si saturano, e quando la gente si ritrova in mano il sacco di dollari senza valore comincia a spendere in un’economia di tipo emotivo, scatenando la febbre inflazionaria.</p>
<p>Questa volta &#8211; poiché abbiamo a che fare con così tanti dollari e così tante nazioni – la Fed è riuscita a “cartolarizzare“ ogni crisi in arrivo, negli ultimi 15 anni, specialmente sotto la presidenza di Alan Greenspan alla Federal Reserve, che ha permesso alla bolla di diventare la più grande di tutta la storia.</p>
<p>Gli errori commessi con troppo credito concesso a tassi artificialmente bassi sono enormi, e ora i mercati richiedono una correzione. Questo riguarda l’eccessivo debito, gli investimenti mal diretti, gli investimenti eccessivi ed altri problemi causati da un governo che spendeva soldi che non avrebbe mai dovuto avere.</p>
<p>Militarismo all’estero, elargizione di sussidi statali, e 83 biliardi [trillion] di impegni in titoli stanno tutti per venire a termine. Non abbiamo nè i soldi nè la capacità di creare una ricchezza che ci permetta di rispondere a tutte le necessità di oggi, poiché abbiamo rifiutato l’economia di mercato, la moneta solida, la fiducia in noi stessi e i principi di libertà.</p>
<p>Poiché la correzione per l’errata allocazione delle risorse è necessaria, e dovrà arrivare, si può cercare di vedere anche degli aspetti positivi mentre questi grandi eventi accadranno.</p>
<p>La gente ha di fronte due scelte. La scelta che non è disponibile per noi è quella di continuare a trascinarci nella presente situazione, cercando di sorreggere il sistema con ulteriore debito, inflazione e bugie. Questo non accadrà. Una delle due scelte, che è stata praticata così sovente dal governo nel passato, è quella di rifiutare i principi di libertà e ricorrere ad un governo ancora più burocratico e autoritario. Qualcuno sostiene che dovremmo dare al Presidente dei poteri dittatoriali, nello stesso modo in cui gli abbiamo permesso di comandare l’impero americano. Questo è il grande pericolo, e in questa atmosfera post-11 settembre troppi americani preferiscono la sicurezza alla libertà.</p>
<p>Abbiamo già perso troppe delle nostre libertà personali, e la vera paura di un crollo economico potrebbe portare i pianificatori centrali ad intervenire con misure che farebbero apparire il New Deal degli anni ‘30 come la Dichiarazione di Indipendenza di Jefferson.</p>
<p>Più si concede al governo di gestire l’economia, più profonda diventa la depressione, e più a lungo questa dura. E’ stata la storia degli anni ‘30 e ‘40, e gli stessi errori saranno commessi di nuovo, se non ci sveglieremo.</p>
<p>L’aspetto positivo è che le cose non devono per forza essere tragiche, se faremo le giuste scelte. Ho visto “qualcosa di grosso“ succedere negli ultimi 18 mesi di campagna elettorale, e sono stato incoraggiato dal fatto che noi siamo in grado di svegliarci e fare le giuste scelte. Ho conosciuto letteralmente migliaia di studenti, del liceo e dell’università, che sono particolarmente disposti ad accettare le sfide e le responsabilità di una libera società, rifiutando quel sussidio statale “dalla culla fino alla tomba” che ci viene promesso da così tanti politici “benefattori”.</p>
<p>Se più persone ascoltano questo messaggio di libertà, più persone si uniranno in questo sforzo. I fallimenti della nostra politica estera, del sistema di sussidio statale e delle politiche monetarie, e virtualmente tutte le soluzioni governative sono così chiare all’apparenza, che non ci vuole molto per convincere la gente. E’ urgente un messaggio positivo su come funziona la libertà e sul perché sia possibile ottenerla.</p>
<p>Uno degli aspetti migliori nell’accettare la fiducia in se stessi, in una libera società, è che possiamo raggiungere nella nostra vita delle vere soddisfazioni individuali. Questo non avviene quando il governo si assume il ruolo di guardiano, genitore o custode, poiché ti toglie il senso dell’orgoglio. Ma il vero problema è che il governo non è in grado di farci avere la sicurezza economica di cui va parlando.</p>
<p>I cosiddetti vantaggi che il governo sostiene di poterci procurare vengono sempre ottenuti a spese della libertà altrui. E’ un sistema fallimentare, e le giovani generazioni lo sanno.</p>
<p>Ritornare ad una libera società non elimina la necessità di mettere le cose in ordine, per pagare le spese stravaganti. Ma il dolore non durerebbe a lungo, se faremo le cose nel modo giusto, e soprattutto l’impero avrebbe fine per motivi finanziari. Le nostre guerre finirebbero, gli attacchi alle libertà civili finirebbero, e la prosperità farebbe ritorno. Le scelte sono chiare: non dovrebbe essere difficile, ma il grande evento che sta per avere luogo ci offre la grande opportunità di invertire la marea, e riprendere la vera grande rivoluzione americana iniziata nel 1776.</p>
<p>L’ opportunità si presenta nonostante l’urgenza e i pericoli che abbiamo di fronte. Facciamo in modo che il “Grande Evento” ci porti alla scoperta che la libertà funziona e diventi popolare, e che il grande evento politico ed economico al quale stiamo assistendo sia in realtà una benedizione sotto mentite spoglie.<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ron_Paul" target="_blank"><br />
</a><a href="http://www.campaignforliberty.com/blog/?p=115" target="_blank"></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/07/09/qualcosa-di-grosso-sta-accadendo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;economia della terra bruciata</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/07/07/leconomia-della-terra-bruciata/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/07/07/leconomia-della-terra-bruciata/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 16:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Traduttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=21</guid>
		<description><![CDATA[di David Galland, caporedattore di Casey Report

 http://www.kitcocasey.com/displayArticle.php?id=2133
La Casey Research è stata per molto tempo considerata pessimista per le sue previsioni sull&#8217;economia. In un articolo dell&#8217;agosto 2005, dal drammatico titolo “Approfittare della fine della civiltà occidentale”, Doug Casey guarda al futuro e all&#8217;inflazione che le politiche monetarie del governo inevitabilmente comporteranno:
“Di particolare importanze è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <span id="px41" class="misspell">David</span> <span id="px410" class="misspell">Galland</span>, caporedattore <span id="vjng1" style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">di </span><em id="vjng2"><span id="px411" class="misspell">Casey</span> <span id="px412" class="misspell">Report</span></em></p>
<p id="vjng0" style="margin-bottom: 0in;">
<p id="vjng3" style="margin-bottom: 0in;"><a href="http://www.kitcocasey.com/displayArticle.php?id=2133" target="_blank"> http://www.kitcocasey.com/displayArticle.php?id=2133</a></p>
<p id="vjng6" style="margin-bottom: 0in;"><span id="vjng7" style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">La </span><span id="px413" class="misspell">Casey</span> <span id="px414" class="misspell">Research</span> è stata per molto tempo considerata pessimista per le sue previsioni sull&#8217;economia. In un articolo dell&#8217;agosto 2005, dal drammatico titolo “Approfittare della fine della civiltà occidentale”, <span id="px415" class="misspell">Doug</span> <span id="px416" class="misspell">Casey</span> guarda al futuro e all&#8217;inflazione che le politiche monetarie del governo inevitabilmente comporteranno:<span id="more-21"></span></p>
<p id="vjng10" style="margin-bottom: 0in;">“Di particolare importanze è il fatto che il dollaro statunitense è stato usato per decenni da altri paesi per sostituire l&#8217;oro. Ciò è stato molto vantaggioso per gli Stati Uniti; possiamo creare una quantità pressoché infinita di dollari e darli a persone in altri paesi in cambio di vera ricchezza. Stupidamente le banche centrali estere hanno conservato quei dollari come garanzia per le proprie valute.</p>
<p id="vjng13" style="margin-bottom: 0in;">Queste quantità sono talmente aumentate, e il tragico destino del dollaro è diventato talmente palese, che i banchieri delle banche centrali ora si guardano e chiedono chi n<span id="vjng14" style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">e uscirà per primo. Molte banche si stanno spostando dal dollaro verso altre valute, che a loro volta sono sostenute</span> <span id="px417" class="misspell">perlopiù</span> da altro denaro di carta, soprattutto dollari. A un certo punto ci sarà una tale corsa per liberarsi dal dollaro statunitense da far passare in secondo piano tutti i disastri finanziari della storia”.</p>
<p id="vjng17" style="margin-bottom: 0in;">E nello stesso articolo <span id="px418" class="misspell">Casey</span> predisse l&#8217;attuale collasso della <span id="vjng18" style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">bolla speculativa immobiliare che</span> questo uso sconsiderato del denaro ha reso possibile:</p>
<p id="vjng21" style="margin-bottom: 0in;">“Gli avvenimenti attuali sul mercato immobiliare sono molto simili alla bolla tecnologica, ma potenzialmente molto, molto più seri di ciò che accadde con le azioni qualche anno fa”.</p>
<p id="vjng24" style="margin-bottom: 0in;"><span id="vjng25" style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Oggi, tre anni dopo, si sta delineando il triste scenario c</span>he <span id="px419" class="misspell">Doug</span> <span id="px4110" class="misspell">Casey</span> aveva previsto. Puntualmente l&#8217;economia e i mercati si stanno dirigendo inesorabilmente verso un periodo che potrebbe essere chiamato “la fase della terra bruciata”. Anche uno sguardo veloce agli stessi pilastri dell&#8217;economia statunitense conferma quanto sia azzeccata questa espressione. Guardiamo per esempio le aziende finanziarie, la fetta <span id="vjng26" style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">più grande </span>dell&#8217;indice S&amp;P 500: finora hanno subito una perdita di quasi mezzo bilione di dollari, ed è altamente probabile che le perdite aumenteranno molto di più. Fatta eccezione per la Bear <span id="px4111" class="misspell">Sterns</span>, le grandi aziende finanziarie sono riuscite a mettere insieme miliardi di dollari per far quadrare i loro bilanci, ma le loro risorse saranno presto esaurite. I ricavi netti della <span id="px4112" class="misspell">Morgan</span> <span id="px4113" class="misspell">Stanley</span>, per esempio, nel passato trimestre sono piombati dell&#8217;85 %, perdendo nel reddito fisso e nella compravendita.</p>
<p id="vjng29" style="margin-bottom: 0in;">Nel frattempo il disastro immobiliare continua e andrà avanti per almeno un anno o due nella migliore delle ipotesi, però il calo potrebbe durare anche dai 5 ai 10 anni.</p>
<p id="vjng32" style="margin-bottom: 0in;">Quindi abbiamo un tracollo del mercato azionario e contemporaneamente un tracollo della maggior parte del patrimonio netto delle persone, le loro case.</p>
<p id="vjng35" style="margin-bottom: 0in;">E questo è solo l&#8217;inizio! Bisogna anche considerare il fatto che il Messico, il terzo fornitore di petrolio degli Stati Uniti, quasi certamente smetterà di esportare il petrolio entro i prossimi 4-6 anni. E invece di andare avanti con iniziative per aprire alle nuove fonti energetiche, il congresso USA sostiene che qualsiasi tipo di energia a disposizione diventerà solo più cara, non più economica. Naturalmente, visto che l&#8217;energia serve alla produzione di tutto, aumenterà il costo di tutto. A questo proposito non vi devo certo ricordare l&#8217;aumento dei prezzi degli alimenti. Nel tempo si creeranno nuove piantagioni che aiuteranno a riabbassare questi prezzi, ma ci vorranno anni, e nel frattempo i costi per fare il pieno ai trattori e portare gli alimenti al mercato continueranno ad aumentare.</p>
<p id="vjng38" style="margin-bottom: 0in;">Cosa fare di fronte a questo tracollo, e come investire? Ricordiamo che durante l&#8217;ultimo mercato di rialzo per beni materiali, negli anni &#8216;70, il miglior investimento era il petrolio, seguito da oro, monete, argento e francobolli. Oggi, gli strumenti di investimento che si possono utilizzare sono gli <span id="px4114" class="misspell">ETF</span>, i fondi comuni di investimento (anche se bisogna fare attenzione a distinguere la varietà più forte da quella più sospetta). Mentre questi fondi però richiedono ancora pazienza, il miglior investimento per il futuro che si possa fare al momento rimangono le azioni aurifere di alcune società di esplorazione canadesi, che al momento sono molto sottovalutate, ma non lo rimarranno per molto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/07/07/leconomia-della-terra-bruciata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutto ciò che il governo statunitense sa di cannabis e cancro, ma non dice</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/06/29/tutto-cio-che-il-governo-statunitense-sa-di-cannabis-e-cancro-ma-non-dice/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/06/29/tutto-cio-che-il-governo-statunitense-sa-di-cannabis-e-cancro-ma-non-dice/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 20:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Traduttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=20</guid>
		<description><![CDATA[Fonte: http://www.huffingtonpost.com &#8211; Traduzione: http://blog.duper.org
Il senatore Ted Kennedy non si perde d&#8217;animo dopo il recente intervento chirurgico subito, ma la triste realtà non cambia. Anche se operazioni, radiazioni e chemioterapia vengono applicate con successo, i gliomi, una forma molto aggressiva di tumori al cervello che colpisce circa 10.000 americani all&#8217;anno, uccidono il 75 % delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Fonte: <a href="http://www.huffingtonpost.com" target="_blank">http://www.huffingtonpost.com</a> &#8211; Traduzione: http://blog.duper.org</em></p>
<p>Il senatore Ted Kennedy non si perde d&#8217;animo dopo il recente intervento chirurgico subito, ma la triste realtà non cambia. Anche se operazioni, radiazioni e chemioterapia vengono applicate con successo, i gliomi, una forma molto aggressiva di tumori al cervello che colpisce circa 10.000 americani all&#8217;anno, uccidono il 75 % delle loro vittime entro due anni, e praticamente tutte entro cinque anni.</p>
<p>Ma se ci fosse una terapia alternativa per i gliomi in grado di attaccare le cellule infette e lasciare intatte le cellule sane? E se i burocrati federali fossero a conoscenza di questa terapia, ma nascondessero di proposito queste informazioni al pubblico?<br />
<span id="more-20"></span><br />
Purtroppo queste domande non sono del tutto ingiustificate. Ora vi spiego.</p>
<p>Nel 2007 esaminai oltre150 studi preclinici e clinici sul potenziale terapeutico della marijuana e alcuni dei suoi composti attivi, noti come cannabinoidi. Riassunsi questi numerosi studi in un libro, che è ora giunto alla sua terza edizione, dal titolo Emerging Clinical Applications for Cannabis and Cannabinoids: A Review of the Scientific Literature (“Usi clinici emergenti di cannabis e cannabinoidi: una analisi delle pubblicazioni scientifiche”; Fondazione NORML, movimento che si batte per la riforma delle leggi sulla marijuana, 2008). Vi è un capitolo in quel libro che riassume le scoperte di oltre 30 esperimenti e analisi di pubblicazioni individuali, e che è dedicato all&#8217;utilizzo dei cannabinoidi che fungono da agenti anti cancro, soprattutto nel trattamento di gliomi.</p>
<p>Non conoscete queste ricerche scientifiche? Il governo americano sì.</p>
<p>In effetti il primo esperimento a documentare gli effetti potenti anti cancro della marijuana si svolse nel 1974, al Medical College of Virginia, per conto dei burocrati federali. I risultati di questo studio furono pubblicati il 18 agosto 1974 sul quotidiano Washington Post: il componente psicoattivo della marijuana, THC, “rallentava la crescita del cancro polmonare, dei tumori del seno e la leucemia indotta da virus nei topi da laboratorio, e allungava la loro vita del 36 %”.</p>
<p>Nonostante questi risultati favorevoli, pubblicati l&#8217;anno successivo sul giornale dell&#8217;Istituto Nazionale Tumori statunitense), i funzionari del governo si rifiutarono di autorizzare qualsiasi ricerca ulteriore, per poi condurre un esperimento preclinico simile a metà degli anni &#8216;90, però in segreto. Il risultato di questo studio, condotto dal National Toxicology Program statunitense e costato due milioni di dollari, fu il seguente: topi e ratti, a cui era stato somministrato un&#8217;elevata dose di THC per lunghi periodi, avevano maggiori difese contro i tumori maligni degli animali di controllo.</p>
<p>Tuttavia, invece di pubblicizzare questa scoperta, il governo statunitense accantonò i risultati, che furono pubblicati soltanto dopo che furono fatti trapelare al giornale medico AIDS Treatment News, che li inoltrò ai media nazionali.</p>
<p>Negli anni successivi, il governo USA deve ancora autorizzare un semplice studio per esaminare le potenziali proprietà anti cancro di questa droga (il permesso federale è necessario per condurre ricerche cliniche sulla marijuana, poiché è classificata come sostanza pericolosa (Schedule I).</p>
<p>Per fortuna durante gli ultimi 10 anni gli scienziati europei hanno continuato il lavoro abbandonato dai ricercatori statunitensi, e sono giunti alla conclusione che i cannabinoidi possono fermare la diffusione di numerose cellule cancerose (per quanto riguarda i tumori alla prostata, al seno, ai polmoni, al pancreas e al cervello). Un documento eccellente che riassume molte ricerche a riguardo è &#8220;Cannabinoids for Cancer Treatment: Progress and Promise,&#8221; (Cannabinoidi per la terapia del cancro: progressi e promesse), che fu pubblicato nell&#8217;edizione del gennaio 2008 del giornale Cancer Research. Il risultato di un esperimento su pazienti del 2006, pubblicato nel British Journal of Cancer, fu che la somministrazione di THC era legata a una ridotta proliferazione delle celle tumorali negli umani con glioblastoma in stato avanzato.</p>
<p>Una ricerca italiana riporta che “i cannabinoidi si sono dimostrati molto efficaci nella riduzione della crescita dei gliomi. Sembrano essere degli agenti antitumorali selettivi, dato che uccidono le cellule del glioma senza intaccaer il funzionamento delle controparti non colpite”. Nessuno dei principali media riportò questa scoperta. Forse ora presteranno più attenzione.</p>
<p>Quali possibili progressi nella cura del cancro potrebbero essere stati già fatti negli ultimi 34 anni, se il governo USA avesse scelto di rendere pubbliche le ricerche cliniche sugli effetti antitumorali della cannabis, invece di nasconderle? È una vergogna che dobbiamo speculare su questo, ed è ancora più tragico che le famiglie del senatore Kennedy e migliaia di altre persone devono soffrire mentre lo facciamo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/06/29/tutto-cio-che-il-governo-statunitense-sa-di-cannabis-e-cancro-ma-non-dice/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ultimo contango a Parigi</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/06/28/ultimo-contango-a-parigi/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/06/28/ultimo-contango-a-parigi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 12:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=16</guid>
		<description><![CDATA[di Eugenio Benetazzo
Dai corridoi delle sale di negoziazione si sussurra che una prestigiosa banca francese per recuperare le perdite non ancora definitivamente capitalizzate, prodotte con sconsiderate speculazioni in obbligazioni strutturate, abbia investito ingenti quantitativi di denaro (attraverso delle apposite società veicolo) in contratti future al rialzo sul crude oil (leggasi petrolio). A Parigi, perchè è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Eugenio Benetazzo</em></p>
<p>Dai corridoi delle sale di negoziazione si sussurra che una prestigiosa banca francese per recuperare le perdite non ancora definitivamente capitalizzate, prodotte con sconsiderate speculazioni in obbligazioni strutturate, abbia investito ingenti quantitativi di denaro (attraverso delle apposite società veicolo) in contratti <em>future</em> al rialzo sul <em>crude oil</em> (leggasi petrolio). A Parigi, perchè è lì che risiede la sede operativa della banca, questa decisione è stata implementata in seguito al contango del petrolio. Con questo termine, negli ambienti borsistici legati alla compravendita delle merci, si suole identificare una singolare condizione di mercato in cui i prezzi a pronti sono inferiori di quelli a termine. In buona sostanza questo significa che acquistare petrolio attraverso un contratto <em>future</em> che abbia consegna fisica a 3 mesi costa meno rispetto ad una medesima fornitura che invece abbia consegna a 12 mesi.<br />
<span id="more-16"></span><br />
Questa condizione di mercato è piuttosto insolita, infatti nella prassi mercantile avviene il contrario, almeno avveniva il contrario fino a qualche settimana fa: per fare un esempio, immaginate un uragano che colpisce la costa atlantica negli States, questo evento atmosferico inatteso compromette le potenzialità estrattive di alcune piattaforme offshore e perciò causa una impennata nel breve termine delle quotazioni in seguito ad una momentanea contrazione dell&#8217;offerta che tuttavia nel medio/lungo termine tende successivamente a stabilizzarsi e ad assorbire questo evento occasionale. In questa eventualità, quindi, i prezzi a pronti sono più elevati di quelli a termine (con scadenze molto distanti). Invece quanto sta avvenendo recentemente è piuttosto inquietante in quanto, man mano che si allontana la data di consegna (e quindi l&#8217;orizzonte temporale), più il prezzo del greggio aumenta. Questa dinamica dei prezzi evidenzia una sorprendente evoluzione dei mercati di approvvigionamento petrolifero, non tanto sorprendente per chi da alcuni anni ha iniziato ad occuparsi di informazione finanziaria (come il sottoscritto) paventando l&#8217;imminente crisi deflativa che colpirà il sistema delle economie globali a causa del peak oil.</p>
<p>Si aggiunga inoltre l&#8217;impossibilità tecnica nell&#8217;aumentare le scorte strategiche, semplicemente acquistando e ricevendo in consegna il greggio ai prezzi attuali per consumarlo più avanti nel tempo: immaginate infatti, per semplice analogia, di non poter fare scorte di generi alimentari in vista di una carestia perchè il vostro frigorifero è già stracolmo di altri beni alimentari e non avrebbe senso acquistare altro cibo perchè non si saprebbe dove immagazzinarlo. L&#8217;incapacità di poter stoccare ai prezzi odierni il fluido nero, per contingenze strutturali dovute ad una piena saturazione, obbligano chi necessita di petrolio a tutelarsi sul prezzo nel futuro stabilendo con largo anticipo i prezzi di consegna, e quindi di fatto ricorrendo ad una ingannevole speculazione finanziaria.</p>
<p>Il peak oil è il peggior incubo per la civiltà industriale del nuovo millennio, un incubo che si sta trasformando in una drammatica realtà: il greggio si sta esaurendo. Ora non per lanciare facili catastrofismi o iettature mediatiche ma sappiate che il petrolio, così detto convenzionale, ovvero con basso contenuto di zolfo e dalla elevata fluidità, sta terminando. Il peak oil (detto anche il picco di produzione del petrolio) è un momento storico in cui la capacità estrattiva (quindi l&#8217;offerta) non è più in grado di soddisfare pienamente la domanda, vista in continuo aumento a causa della voracità di due players globali affamati di qualsiasi genere di risorsa, Cina ed India. Tanto per dare qualche cifra, solo la Cina necessita di un quantitativo di greggio pari ad un decimo di quanto richiesto dagli USA: e non dimentichiamo che entro il 2025 il dragone rosso dovrebbe superare abbondantemente il PIL americano ! Il petrolio convenzionale si sta esaurendo, ma il greggio nelle sue rimanenti varianti (greggio pesante e bituminoso) sarà ancora copiosamente abbondante.</p>
<p>Quello di cui purtroppo pochi sono a conoscenza è la criticità nel differenziale tra greggio disponibile e greggio richiesto che comporterà un deficit petrolifero giornaliero crescente anno dopo anno. Già nei prossimi due anni l&#8217;offerta petrolifera è vista in discesa del 2/3 % contro un aumento della domanda del 3/4 % creando un vero e proprio gap energetico dalle conseguenze tutt&#8217;altro che immaginabili. Non da meno, delle circa 200 raffinerie sparse sul pianeta la quasi totalità è strutturata per la raffinazione del greggio convenzionale, o come viene definito al Nymex (la borsa petrolifera), il Light Sweet Crude Oil. Le recenti esternazioni dell&#8217;OPEC confermano questa tesi ovvero incapacità ad intervenire per aumentare la produzione: l&#8217;Arabia Saudita, lo swing producer ovvero il produttore elastico, ha dimostrato pienamente questa tesi. Anche i suoi grandi giacimenti sono in fase di esaurimento.</p>
<p>E proprio su questo sta puntando la nota banca francese di Parigi ovvero che il fenomeno contango consenta di realizzare ingenti profitti in conseguenza del continuo e progressivo rialzo del greggio per una situazione strutturale del mercato petrolifero. Certo questo istituto di credito non è l&#8217;unico ad aver intrapreso questa strada di pura speculazione, andando quindi a gonfiare le fila di tutti i grandi soggetti istituzionali che hanno preso posizione rialzista sul petrolio a lungo termine. Numerose proiezioni di borsa parlano ormai del prossimo target a 200 $ il barile, mentre contemporaneamente assistiamo a patetici tentativi dei mass media e di alcune farse politiche che sottolineano come il prezzo del petrolio sia ormai una variabile impazziata a causa di istanze puramente speculative. Forse. Ma dubito che l&#8217;intero scenario petrolifero mondiale si possa rappresentare solo per la presenza di questi avvoltoi finanziari.</p>
<p>In vero chi si sta posizionando al rialzo con le scadenze a termine molto lontane sono anche numerosi governi e corporations che necessitano del greggio per le loro produzioni e quindi cercano quanto prima una sorta di polizza di assicurazione sul prezzo del petrolio nel lungo periodo (i contratti future sono nati originariamente per soddisfare proprio questa esigenza e non per pura speculazione). Il picco di produzione del petrolio è l&#8217;argomento mediaticamente più censurato al mondo in quanto una sua diffusa propaganda provocherebbe preoccupanti ondate di sommosse o tumulti popolari una volta conosciuto il destino che aspetta la maggioranza delle persone nei prossimi decenni. Vi basti considerare i suoi effetti in campo agroindustriale: tutt&#8217;altro colpito da speculazione finanziaria per rincorrere le materie prime (commodity) con la tecnica dell&#8217;arraffa arraffa.</p>
<p>Oltre un secolo fa la popolazione mondiale si attestava ad oltre un miliardo di individui, contemporaneamente una vacca da latte produceva circa 6/7 litri di latte al giorno e la resa agricola di un ettaro coltivato a mais era di circa 20 quintali. Oggi la popolazione mondiale è sestuplicata, oltre i sei miliardi, e casualmente lo stesso è avvenuto anche per la resa di una montata lattea di una vacca e la resa agricola di un ettaro di terreno coltivato a mais. Questa esplosione demografica è stata resa possibile proprio grazie all&#8217;industria petrolifera, al greggio (abbondante ed a buon mercato) ed al loro prezioso contributo che ha consentito l&#8217;avvento e lo sviluppo su larga scala di attrezzature agricole (trattori, mietitrebbie, spargiletame, pompe di irrigazione), fertilizzanti e pesticidi che hanno assieme aumentato la fertilità dei terreni agricoli, variabile endogena per l&#8217;attuale catena alimentare del genere umano basata su quattro cereali (riso, mais, soia, frumento) e su tre allevamenti di carne (bovini, suini e pollame). Anche a Parigi, grandi amministratori di patrimoni bancari, pur non avendo esperienze di business agroindustriale, stanno investendo sull&#8217;ultima fase di contango delle quotazioni, ritenendo che questo processo di rialzo delle quotazioni del greggio sia fisiologico, quasi strutturale ed ancora ad uno stadio iniziale prima di arrivare a livelli di prezzo (forse 300 $ il barile) che innescheranno una lenta e progressiva sgretolazione delle principali attività economiche umane. No oil, no party.</p>
<p>www.eugeniobenetazzo.com/tour.html<br />
www.youtube.com/eugeniobenetazzo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/06/28/ultimo-contango-a-parigi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Base U.S.A. &#8220;Dal Molin&#8221; a Vicenza &#8211; Davide batte Golia</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/06/26/base-usa-dal-molin-a-vicenza-davide-batte-golia/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/06/26/base-usa-dal-molin-a-vicenza-davide-batte-golia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 18:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=15</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Boato
Sembrava impossibile, ma è successo: noi piccoli Davide siamo riusciti a fermare il gigante Golia.
Quella che riproduciamo qui accanto è la prima pagina del ricorso che abbiamo presentato il 10 luglio 2007 al Tar del Veneto, come Codacons, Ecoistituto del Veneto e alcuni cittadini di Vicenza e provincia, collaboratori dell&#8217;Ecoistituto o attivi nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Michele Boato</em></p>
<p>Sembrava impossibile, ma è successo: noi piccoli Davide siamo riusciti a fermare il gigante Golia.</p>
<p>Quella che riproduciamo qui accanto è la prima pagina del ricorso che abbiamo presentato il 10 luglio 2007 al Tar del Veneto, come Codacons, Ecoistituto del Veneto e alcuni cittadini di Vicenza e provincia, collaboratori dell&#8217;Ecoistituto o attivi nei movimenti nonviolenti, contrari alla nuova base americana.<br />
<span id="more-15"></span><br />
<strong>L&#8217;Italia ripudia la guerra?</strong></p>
<p>Questi i motivi del ricorso:</p>
<p>a.Violazione dell&#8217;art.11 della Costituzione (&#8221;L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali&#8221;), per mezzo della continua militarizzazione della città di Vicenza e di tutta Italia ad opera degli Stati Uniti d&#8217;America. Vicenza è già trasformata in quartier generale della Gendarmeria europea: caserma Ederle, basi di Longare e Tormento, villaggio residenziale per migliaia di militari Usa e loro famiglie, vari depositi e magazzini in una città di soli 110 mila abitanti. La costruzione di una nuova base trasformerebbe la città nella più estesa base Usa in Europa, in contrasto con la riduzione della presenza miltare Usa nel resto del continente. La violazione dell&#8217;art.11 della Costituzione è ancora più evidente perché le costruzioni saranno destinate ad ospitare un contingente militare straniero, pronto ad essere inviato in Iraq ed in altri Paesi oggetto di aggressione, anche se mascherata da &#8220;guerra preventiva&#8221;, che nulla ha a che vedere con la legittima difesa del nostro territorio nazionale.<br />
E&#8217; perciò illegittimo qualsiasi accordo o &#8220;nulla osta&#8221; con cui l&#8217;Italia ha consentito l&#8217;ampliamento della base militare di Vicenza.</p>
<p>b. Incostituzionalità della legge 465 del 1949, con cui si autorizzano Presidente della Repubblica e governo a ratificare e dare esecuzione al Trattato Nord Atlantico, mentre l&#8217;art.80 della Costituzione riserva al solo Parlamento tale potere.</p>
<p>c. Violazione dei Trattati di Maastricht del 1992, di Amsterdam del 1997 e di Nizza del 2001 (a cui l&#8217;Italia ha aderito), da cui deriva che ogni eventuale autorizzazione alla realizzazione di una nuova base militare Usa deve ricevere il parere favorevole degli altri stati dell&#8217;Unione Europea, per il tramite del Consiglio Europeo a maggioranza qualificata.</p>
<p>d. Violazione del diritto dei cittadini all&#8217;informazione e alla partecipazione al procedimento in materia ambientale (decr.leg.vo39/1997, legge 241/1990 e varie direttive europee).</p>
<p>e. Violazione delle Direttive europee 337/85 e 97/11/CE sulle Valutazioni di impatto ambientale e strategico, dato che il Dal Molin non può essere classificato &#8220;opera di difesa nazionale&#8221; (avendo sostanziale extra-territorialità) e quindi non va sottratto alla giurisdizione dello Stato italiano, non esistendo, inoltre, alcun atto legislativo che esenti il progetto dalla procedura di VIA.</p>
<p><strong>La base Usa è un abuso edilizio</strong></p>
<p>Dopo una serie di rinvii, alla prima udienza, il 4 settembre 2007, l&#8217;Avvocato dello Stato dichiara che &#8220;Il Presidente del Consiglio non ha rilasciato alcun Nulla Osta a favore della costruzione del nuovo insediamento americano&#8221; Qualche giorno dopo esce in prima pagina del mensile Tera e Aqua il commento dell&#8217;avv. Carlo Rienzi del Codacons e del sottoscritto intitolato&#8221;La nuova base Usa è un abuso edilizio&#8221;.<br />
Nell&#8217;udienza successiva, in primavera 2008, di fronte all&#8217;affermazione dell&#8217;Avvocatura dello stato che i documenti autorizzativi sono in suo possesso, ma ha il divieto di consegnarli alla Corte, il Tar, impossibilitato per legge a sequestrare alcunché dalle mani degli avvocati, ordina di restituire tutta la documentazione al Ministero della Difesa entro 15 giorni.<br />
Un mese dopo ci viene permesso di prendere visione delle famose carte presso il Ministero a Roma: é lì che scopriamo la totale inconsistenza dell&#8217;iter autorizzativi.</p>
<p><strong>Bloccate le ruspe dal nostro ricorso accolto dal Tar</strong></p>
<p>Il nostro ricorso viene accolto e addirittura rafforzato dall&#8217;Ordinanza del Tar del 18 giugno 2008, dopo due ore di accesissima discussione tra il nostro avv. Rienzi e l&#8217;Avvocatura dello Stato:</p>
<p>Nessuna consultazione popolare per verificare se i cittadini di Vicenza fossero d&#8217;accordo alla costruzione della base militare americana in territorio italiano, un bando di gara illegittimo&#8221;, dubbi sulla valutazione ambientale del progetto ed infine un consenso da parte del governo italiano che non trova riscontro in nessun documento scritto. Sono queste le<br />
motivazioni che hanno spinto i giudici del Tar del Veneto ad accogliere il ricorso di Codacons ed Ecoistituto del Veneto, inibendo la zona alle ruspe a stelle e strisce, previste per il 1° Luglio 2008.</p>
<p>Una vittoria per chi si batte contro &#8220;la cementificazione di Vicenza per realizzare un nuovo avamposto di guerra. Non si tratta di una banale &#8220;sospensiva&#8221; come ha commentato l&#8217;ineffabile ministro La Russa: scorrendo la dettagliata e motivata ordinanza del Tar quello che salta agli occhi è soprattutto la mancanza di una traccia documentale di supporto all&#8217;atto di consenso &#8220;presentato dal governo italiano a quello degli Stati Uniti d&#8217;America, espresso verbalmente&#8221; senza alcun riscontro cartaceo.<br />
&#8220;Tale atto di consenso che risulta espresso soltanto oralmente &#8211; sottolineano i giudici &#8211; appare estraneo ad ogni regola inerente all&#8217;attività amministrativa e assolutamente extra ordinem&#8221;.<br />
Il Tar rileva poi che l&#8217;assenso italiano &#8220;risulta essere stato formulato, del tutto impropriamente, da un dirigente del Ministero della Difesa, al di fuori di qualsiasi possibile competenza e di responsabilità ad esso ascrivibili&#8221;.<br />
Il Tar osserva anche che nel bando di gara, sussistono&#8221;profili di illegittimità&#8221; rispetto le normative nazionali e della Ue, in quanto manca &#8220;la verifica ex ante, del rispetto delle condizioni esplicitamente apposte&#8221;.<br />
Gravi dubbi anche sulla Verifica di impatto ambientale, la Vinca, rilasciata dalla Regione Veneto sull&#8217;incremento dell&#8217;inquinamento, il traffico e il danneggiamento delle falde acquifere fatta su un progetto poi profondamente modificato dal commissario Paolo Costa con gravissimi rischi per le falde acquifere.</p>
<p><strong>Berlusconi e Prodi fuorilegge</strong></p>
<p>Si scopre così che sia il sì &#8220;ufficioso&#8221; di Berlusconi del 2005 che quello &#8220;ufficiale&#8221; di Prodi (&#8221;il governo non si opporrà all&#8217;ampliamento della base americana&#8221; detto solo oralmente, da Bucarest, nel tardo pomeriggio del 17 febbraio 2007, come risposta all&#8217;enorme manifestazione di Vicenza anti-base, e spacciato dal prode Romano coi suoi scudieri D&#8217;Alema, Amato come &#8220;atto dovuto&#8221;), sono atti totalmente privi di legittimità.</p>
<p><strong>Ad ottobre il Referendum comunale</strong></p>
<p>Ad ottobre, dopo l&#8217;elezione di Variati sindaco con l&#8217;impegno di cancellare il parere positivo alla base dato dall&#8217;amministrazione precedente, finalmente si potrà tenere il Referendum comunale e i cittadini potranno esprimere in prima persona il loro &#8220;No Dal Molin!&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/06/26/base-usa-dal-molin-a-vicenza-davide-batte-golia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La parola a Carlo Rubbia</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/06/26/la-parola-a-carlo-rubbia/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/06/26/la-parola-a-carlo-rubbia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 12:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=14</guid>
		<description><![CDATA[In una recente intervista, Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica) (come Scajola) ha dichiarato:

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una recente intervista, Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica) (come Scajola) ha dichiarato:</p>
<div class="content">
<p>“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare <strong>la più importante fonte energetica</strong> che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè <strong>il sole</strong> che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.</p>
<p><span id="more-14"></span></p>
<p>&#8221; Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle <strong>scorie</strong>”.</p>
<p>“ <strong>Non esiste un nucleare sicuro</strong>. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.&#8221;</p>
<p>&#8221; Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.</p>
<p>“C&#8217;è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che <strong>un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta.</strong> E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. <strong>Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma</strong>”.</p>
<p>&#8220;I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.</p>
<p>Se è così semplice, perché allora non si fa?</p>
<p>“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.</p>
<p>(30 marzo 2008)</p>
<p>Fonte: http://www.danieleluttazzi.it/</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/06/26/la-parola-a-carlo-rubbia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La storia delle cose</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/06/18/la-storia-delle-cose/</link>
		<comments>http://blog.duper.org/sito/2008/06/18/la-storia-delle-cose/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 08:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione indipendente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.duper.org/sito/?p=11</guid>
		<description><![CDATA[ 
Chiara e semplice Annie Leonard, doppiata in italiano, racconta la storia delle cose e spiega perché siamo tutti diretti contro un muro
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><embed id="VideoPlayback" style="width:400px;height:326px" allowFullScreen="true" flashvars="fs=true" src="http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=-2138416794381091301&#038;hl=it" type="application/x-shockwave-flash"> </embed><br />
Chiara e semplice Annie Leonard, doppiata in italiano, racconta la storia delle cose e spiega perché siamo tutti diretti contro un muro</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.duper.org/sito/2008/06/18/la-storia-delle-cose/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
