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	<title> &#187; Politica</title>
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	<description>Informazione indipendente, Ecologia, Energia Rinnovabile, Software libero, Misteri, Spiritualità, Ambientalismo</description>
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		<title>Sta per arrivare la morte del dollaro</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/10/07/sta-per-arrivare-la-morte-del-dollaro/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 13:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: © The Independent - Robert Fisk 
Traduzione: Carlo Antonio Biscotto (l&#8217;Unità)

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.
Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html" target="_blank">© The Independent </a></strong><strong><a href="http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html" target="_blank">- Robert Fisk</a> </strong></p>
<p><strong>Traduzione: <a href="http://www.unita.it/news/il_documento/89415/sta_per_arrivare_la_morte...6.10.2009" target="_blank">Carlo Antonio Biscotto (l&#8217;Unità)</a><br />
</strong></p>
<p>Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.</p>
<p>Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.<span id="more-266"></span></p>
<p>Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari.</p>
<p>Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.</p>
<p>Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.</p>
<p>Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.</p>
<p>Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo.</p>
<p>Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente.</p>
<p>La Cina importa il 60% del petrolio che consuma, per lo piu’ dal Medio Oriente e dalla Russia. I cinesi hanno concessioni petrolifere in Iraq – bloccate fino a quest’anno dagli Stati Uniti – e dal 2008 hanno un accordo da 8 miliardi di dollari con l’Iran per lo sviluppo delle capacita’ di raffinazione e delle risorse di gas. La Cina ha contratti petroliferi in Sudan (dove ha sostituito gli Stati Uniti) e da tempo sta negoziando concessioni petrolifere in Libia dove tradizionalmente questo genere di accordi e’ del tipo joint venture.</p>
<p>Inoltre le esportazioni cinesi verso la regione ammontano ora a non meno del 10% delle importazioni di tutti i Paesi del Medio Oriente e includono una vasta gamma di prodotti che vanno dalle automobili agli armamenti, ai generi alimentari, al vestiario e persino alle bambole. Riconoscendo esplicitamente il crescente peso finanziario della Cina, il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha chiesto l’altro ieri a Pechino di consentire alla yuan di apprezzarsi sul dollaro e, di conseguenza, di diminuire la dipendenza della Cina dalla politica monetaria americana contribuendo cosi’ a riequilibrare l’economia mondiale e ad alleggerire la pressione al rialzo sull’euro.</p>
<p>Dagli accordi di Bretton Woods – gli accordi conclusi dopo la seconda guerra mondiale che ci hanno tramandato l’architettura del moderno sistema finanziario internazionale – i partner commerciali degli Stati Uniti hanno dovuto affrontare le conseguenze della posizione di controllo di Washington e, negli anni piu’ recenti, dell’egemonia del dollaro in quanto principale valuta di riserva.</p>
<p>I cinesi credono, ad esempio, che siano stati gli americani a convincere la Gran Bretagna a non entrare nell’euro per impedire una fuga dal dollaro. Ma secondo le fonti bancarie cinesi i colloqui sono andati troppo avanti per poter essere bloccati. “Non e’ da escludere che nel paniere delle monete entri anche il rublo”, ha detto un importante broker di Hong Kong all’Indipendent. “La Gran Bretagna e’ presa in mezzo e finira’ per entrare nell’euro. Non ha scelta in quanto non potra’ piu’ usare il dollaro americano”.</p>
<p>Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.</p>
<p>“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.</p>
<p>Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.</p>
<p>****</p>
<p>06 ottobre 2009</p>
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		<title>L&#8217;acqua è nostra non del mercato</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/09/26/lacqua-e-nostra-non-del-mercato/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 09:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi de Magistris, fonte: http://www.luigidemagistris.it/
Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Luigi de Magistris, fonte: <a href="http://www.luigidemagistris.it/" target="_blank">http://www.luigidemagistris.it/</a></strong></em></p>
<p>Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e Sud del mondo, causa di migrazioni dei popoli, origine della discriminazione sociale anche nel mondo sviluppato tra chi potrà accedervi e chi ne resterà privo.<span id="more-262"></span></p>
<p>Per questo è indispensabile respingere fin da oggi la lunga e pericolosa mano del mercato, il suo tentativo di controllare e speculare su un bene tanto prezioso quanto raro. Contrastare, quindi, ogni forma di privatizzazione dell’acqua, diffondendo il principio che l’acqua è un diritto e come tale va considerato un bene comune, da garantire a tutti e da tutti gestita.</p>
<p>Una battaglia che coinvolge anche il nostro Paese, dove i tentativi di privatizzazione, che rispondono a livello locale al bisogno delle amministrazioni di fare cassa, devono essere respinti. Così come da respingere è l’azione del Governo, che in occasione del Cdm, lo scorso 9 settembre, ha varato le modifiche all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 all’interno di un decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Figlio dell’accordo tra il ministero degli Affari regionali e della semplificazione della legislatura, cioè di Fitto e Calderoli, con la benedizione ovviamente di Confindustria, queste modifiche riguardano l’affidamento dei servizi pubblici locali e stabiliscono che la gestione di questi stessi servizi veda protagoniste, attraverso bandi di gara, società miste, il cui socio privato deve possedere non meno del 40% ed essere socio industriale con compiti di gestione operativa.</p>
<p>Tradotto in parole semplici: anche l’acqua è sottratta alla gestione pubblica e affidata al mercato, quindi possibile forziere di arricchimento e speculazione privata. Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico, coperta dal Governo attraverso l’abito mistificatorio del decreto legge, che aveva come unico fattore di urgenza quello di rendere subito l’acqua non più un bene di tutti ma patrimonio di pochi, funzionale al loro arricchimento.</p>
<p>Di questa decisione il Governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema. Nel 2006 proprio Bruxelles ha approvato una risoluzione che afferma che “l&#8217;acqua è un bene comune dell&#8217;umanità e come tale l&#8217;accesso costituisce un diritto fondamentale della persona umana”. Nel marzo 2007, sempre a Bruxelles, si è riunita l&#8217;Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per l’acqua ed è stata approvata una lettera rivolta a tutti i capi di stato e di governo del mondo, a tutti i presidenti dei parlamenti nazionali e sovranazionali e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per richiedere un impegno sul tema.</p>
<p>La battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire “un altro mondo possibile”. Cominciando appunto dal nostro Paese, dove le forze politiche devono unirsi nella richiesta all’esecutivo di cancellare le modifiche alla legge 23 bis; dove le amministrazioni locali, in particolare i comuni, devono dichiarare l’acqua bene di tutti e privarla di rilevanza economica, scegliendo di affidarla alle aziende pubbliche ad esclusivo capitale pubblico, così come dovrebbe fare il Governo.</p>
<p>In Commissione Ambiente della Camera, infine, è stata depositata una Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica dell’acqua che ha raccolto 400mila firme. Che fine ha fatto e perché continua a riposare dimenticata in Commissione, quando in Italia l’acqua scarseggia e in Sicilia è già oggetto di razionamento ma soprattutto di controllo mafioso?</p>
<p>Sul tema l’Italia dei Valori ha presentato recentemente una mozione in Parlamento per chiedere al Governo di tutelare i diritti dei cittadini perché l’acqua sia rispettata come bene inalienabile e indisponibile, soprattutto da parte delle lobby e delle multinazionali, insomma del mercato.</p>
<p>L’acqua è stata indicata nel settembre 2007 dall’Onu come un diritto umano, estensione del diritto alla vita. Non siamo quindi soli in questa battaglia: forum e associazioni non solo esistono ma lavorano già da tempo per riconsegnare l’accesso e il controllo idrico alla comunità. Forse il Wto o il Fondo monetario internazionale, forse Confindustria o la filosofia della deregulation selvaggia ci remano e remeranno contro, ma è una sfida che si può vincere. Anzi, si deve vincere.</p>
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		<title>Stipendiati o rovinati dal Cavaliere</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 00:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nikola Duper
Devo dire che ogni tanto consulto anche le testate giornalistiche con le quali, generalmente, non sono molto d&#8217;accordo. Quindi a casa mia non è bandito né Emilio Fede né Il Giornale o simili. Conoscere le opinioni di coloro che non trovano quasi mai il mio consenso mi sembra comunque un dovuto atto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Nikola Duper</strong><em></em></p>
<p><a href="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/09/moneybag.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-256" style="margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="moneybag" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/09/moneybag-150x150.png" alt="moneybag" width="150" height="150" /></a>Devo dire che ogni tanto consulto anche le testate giornalistiche con le quali, generalmente, non sono molto d&#8217;accordo. Quindi a casa mia non è bandito né Emilio Fede né Il Giornale o simili. Conoscere le opinioni di coloro che non trovano quasi mai il mio consenso mi sembra comunque un dovuto atto di onestà intellettuale.</p>
<p>Infatti oggi, 5 settembre, ho aperto Il Giornale trovando un articolo intitolato <em>«Tutti quelli che urlano al “regime&#8221; ma sono stipendiati dal Cavaliere»</em>, a firma di Angelo Crespi. L&#8217;articolo risponde all&#8217;appello di tre giuristi &#8211; Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky &#8211; in difesa della libertà di stampa pubblicato sulla Repubblica. La logica, si fa per dire, è alquanto strana. L&#8217;autore dice:<span id="more-255"></span></p>
<p><em>«Suona infatti strano che alcuni tra gli scrittori e uomini di spettacolo (Saviano, Giordano, Augias, Lucarelli, Bisio, Aldo, Giovanni e Giacomo&#8230; ) che hanno firmato l’appello di Repubblica contro Berlusconi e in difesa della libertà di stampa e di pensiero siano in realtà pagati o lautamente pagati dalle aziende proprio di Berlusconi.»</em></p>
<p>Quindi, secondo il buon Crespi, Aldo, Giovanni e Giacomo dovrebbero tenere le bocche ben cucite perché non sono pagati per pensare ma per far ridere. E per Claudio Bisio è meglio che conduca il Zelig piuttosto che rischiare un brutto voto in condotta dal suo Padre Padrone. Ma cerchiamo di capire meglio il “ragionamento”:</p>
<p><em>«Immaginate che i più feroci e fieri oppositori del fascismo fossero stati al contempo gli intellettuali più vezzeggiati e pagati dallo stesso regime. Immaginate, per esempio, che i contestatori del Duce non fossero stati messi al confino, su qualche remota isola, in galera o costretti all’esilio, in Francia e Svizzera, ma mantenuti pubblicamente dal Minculpop (Ministero del Governo Italiano del Regno d&#8217;Italia col compito di controllo e organizzazione della propaganda del fascismo) e omaggiati con importanti collaborazioni alle riviste del partito. Immaginate Gramsci non in carcere, ma editorialista di punta di Primato. La cosa sarebbe sembrata quantomeno bizzarra.»</em></p>
<p>Curioso il parallelo che lo stesso autore traccia tra le aziende controllate da Berlusconi e il Min.cul.pop. Mi pare di capire che, visto che questo “scandalo” non sarebbe mai accaduto durante il ventennio, sia assurdo che possa accadere oggi. Quindi Augias, Saviano, Giordano ecc. sono “mantenuti” dalle aziende di Berlusconi e di conseguenza devono stare zitti. Zitti loro perché “mantenuti”, zitta la Repubblica perché se no paga un milione, zitta l&#8217;Unità perché se no paga due milioni, zitte le istituzioni europee se non comunicano così come aggrada al nostro Padre Padrone. Guai a chi apre bocca, a meno che non sia una avvenente ragazza ma, se ci penso bene, forse è un&#8217;altra cosa.</p>
<p>Ma l&#8217;autore va oltre e afferma, in sintesi:</p>
<p><em>«</em><em>Grazie a loro Mondadori e Mediaset hanno avuto introiti che di quegli stipendi sono multipli, e grazie anche a loro sono di fatto la casa editrice e la televisione più importanti d’Italia. Grazie anche a loro, Berlusconi è ricco e potente. È giusto che Saviano, Giordano e Bisio si arricchiscano e di fatto abbiano un potere e un&#8217;autorevolezza nel mondo della cultura e massmediatico e che con loro cresca la ricchezza di Berlusconi e il suo potere. Anzi questo dimostra che siamo in democrazia, c’è piena libertà, Berlusconi è insomma un mecenate. Giordano e Bisio che in virtù della loro coerenza e libertà (lavorare al soldo di chi criticano) dimostrano l’assenza di regime e la libertà di pensiero. Oppure che essi sono dei fiancheggiatori. Ed è per questo che Cordero, Rodotà, Zagrebelsky, se convinti veramente del loro assioma, avrebbero dovuto sdegnosamente non accettare la firma di Saviano, Giordano e Bisio.</em><em>»</em></p>
<p><em></em> Astuto teorema, devo dire. Insomma, detto in poche parole: ci piacerebbe aver comprato, con il congruo compenso professionale, anche il vostro cervello, ma visto che evidentemente non è così dovete stare zitti perché non siete coerenti. Nel caso non doveste stare zitti, non dovrebbero darvi retta perché avete venduto l&#8217;anima al demonio. Fantastico, non c&#8217;è che dire.</p>
<p>In chiusura si chiarisce lo scopo dell&#8217;articolo:</p>
<p><em>«</em>In appendice mi piacerebbe chiedere a Cordero, Rodotà, Zagrebelsky, al di là dell’opportunità politica, come Berlusconi possa difendere la propria immagine e se appellarsi a un tribunale sia un atto illiberale e di intimidazione. Un antico broccardo insegna che «qui iure suo utitur neminem laedit» (Colui che esercita un proprio diritto, non lede nessuno).<em>»</em></p>
<p>La frase forbita ad personam. Certo, se non conoscessimo tutti gli retroscena, questa tesi sarebbe sacrosanta. L&#8217;autore ignora però alcuni fatti. Per quanto riguarda l&#8217;immagine di Berlusconi, be&#8217;, penso che prima di passare per le aule di un tribunale dovrebbe rivedere certi suoi atteggiamenti, a dir poco, esuberanti. Che si tratti di Naomi o della Regina Elisabetta, attenzione sig. Presidente, ci rappresenta tutti, sessanta milioni di cittadini. Parlando di diritti dobbiamo stare attenti solo a quelli del sig. Berlusconi o possiamo, eventualmente, prendere in considerazione anche quelli di Europa 7, giusto per citarne uno?</p>
<p>Non è un diritto, per un Presidente del Consiglio, querelare un giornale chiedendo un enorme risarcimento, ma è invece un dovere rispondere alle domande che gli vengono poste da mesi. È un dovere verso i cittadini, che certamente saranno in grado di capire se le domande siano state inopportune o no. Non credo che i risarcimenti milionari possano dimostrare qualcosa. Possono soltanto creare un clima di paura e incertezza che ha generato l&#8217;appello in questione.</p>
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		<title>Si parla di nucleare di quarta generazione, ma intanto…</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 12:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Irma Marano
Da sede di Centrale nucleare a sito di stoccaggio per scorie nucleari: la storia della centrale Nucleare del Garigliano.
Il 18 marzo 2009 si è riunita la Consulta ANCI dei Comuni Sede di Servitù Nucleari cui aderiscono i Comuni che ospitano sul proprio territorio impianti relativi alla passata stagione del nucleare, quali Bosco Marengo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Irma Marano</strong></em></p>
<p>Da sede di Centrale nucleare a sito di stoccaggio per scorie nucleari: la storia della centrale Nucleare del Garigliano.<span id="more-198"></span></p>
<p>Il 18 marzo 2009 si è riunita la Consulta ANCI dei Comuni Sede di Servitù Nucleari cui aderiscono i Comuni che ospitano sul proprio territorio impianti relativi alla passata stagione del nucleare, quali Bosco Marengo, Trino Vercellese, Caorso, Roma, Latina, Sessa Aurunca, Rotondella, Ispra e Saluggia.</p>
<p>Nel corso del meeting i sindaci dei paesi coinvolti hanno chiesto una riunione urgente con il ministro Scajola per avere delucidazioni su quelle che sono le vecchie “questioni aperte” del nucleare di prima generazione: ossia la dismissione dei vecchi siti nucleari e la riqualificazione e rivalutazione delle aree interessate. Tutto ciò coscienti del fatto che in questi giorni in Commissione Industria del Senato terrà banco il tema del rilancio del nucleare e per aprire una nuova stagione nucleare sarebbe il caso di chiudere con il passato in sospeso!!!</p>
<p>Ma se non fossimo in Italia la situazione sembrerebbe a dir poco paradossale! Neppure cinque giorni prima sulla Gazzetta Ufficiale &#8211; 5a Serie Speciale &#8211; Contratti Pubblici n. 31 del 13-3-2009, la SO.G.I.N.- Società Gestione Impianti Nucleari pubblicava un bando di gara per la realizzazione di un deposito per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi (D1) presso la Centrale nucleare del Garigliano, nel comune di Sessa Aurunca.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-199" style="margin: 2px;" title="centrale_nucleare" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/03/centrale_nucleare.jpg" alt="centrale_nucleare" width="383" height="284" /><br />
Dunque un luogo per lo stoccaggio almeno temporaneo &#8211; ma in Italia il «temporaneo» impiega poco a divenire «definitivo» – lo Stato italiano lo ha individuato se la Sogin (la società del Tesoro che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani) ha deciso di stanziare 7.193.150,00 Euro per la costruzione di un deposito di scorie nucleari proprio presso una delle ex centrali nucleari italiane che ha registrato il maggior numero di incidenti nel corso della sua vita: 18 incidenti tra il 1963 e il 1982 (anche se solo nel 1980 vi fu la prima segnalazione ufficiale ai comuni limitrofi di un incidente dovuto a infiltrazioni di acqua di falda nei sotterranei della centrale dove c&#8217;erano i contenitori di stoccaggio delle resine provenienti dal sistema di purificazione delle acque del reattore della centrale.)</p>
<p>Naturalmente, il raziocino vuole che il “criterio di aggiudicazione” dell’appalto sia in base all’offerta economicamente più vantaggiosa. Il risparmio è essenziale, poi in un periodo dio crisi, figuriamoci!</p>
<p>Il tutto sembra paradossale se si considera che la popolazione “sembra non essersi accorta di nulla”, così come sembra non aver percepito alcun giovamento dalla legge 368/2003 che, tra le altre cose, destinava risorse per compensare i territori sedi di servitù nucleari; risorse che –a quanto affermato da Fabio Callori, sindaco di Caorso e presidente della Consulta dell&#8217;Anci- negli ultimi anni hanno subito tagli del 70 per cento, facendo perdere ai Comuni interessati almeno 200 milioni.</p>
<p>Comunque il 10 aprile sarà il termine ultimo per presentare domanda di partecipazione all’aggiudicazione dell’appalto e in 540 giorni lavorativi il nuovo sito di stoccaggio vedrà la luce.</p>
<p>Ai posteri l’ardua sentenza!</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Testamento biologico e libertà di scelta</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2009/03/10/testamento-biologico-e-liberta-di-scelta/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 01:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog TV]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[intervista, riprese e montaggio: Nikola Duper
Parla prof. Paolo Zatti, ordinario di Istituzioni di diritto privato all&#8217;Università di Padova
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			<content:encoded><![CDATA[<p>intervista, riprese e montaggio: Nikola Duper</p>
<p>Parla prof. Paolo Zatti, ordinario di Istituzioni di diritto privato all&#8217;Università di Padova</p>
<p style="text-align: center;"><object type="application/x-shockwave-flash" style="width:500px;height:281px" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3675192&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="quality" value="best" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3675192&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" />If you can see this, then you might need a Flash Player upgrade or you need to install Flash Player if it's missing. Get <a href="http://get.adobe.com/flashplayer/" target="_blank">Flash Player</a> from Adobe.</object><br/>
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		<title>La tendopoli di Sacramento: La seconda grande depressione?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 00:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nikola Duper
La sera del 7 marzo facevo il consueto giro informativo presso i vari siti internazionali, tra i quali anche alcuni croati. Nella prima pagina di uno dei maggiori quotidiani croati, Vecernji List, vedo una notizia, con tanto di foto, che mi lascia davvero a bocca aperta. Si parla di una tendopoli, in periferia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Nikola Duper</strong></em></p>
<p>La sera del 7 marzo facevo il consueto giro informativo presso i vari siti internazionali, tra i quali anche alcuni croati. Nella prima pagina di uno dei maggiori quotidiani croati, Vecernji List, vedo una notizia, con tanto di foto, che mi lascia davvero a bocca aperta. Si parla di una tendopoli, in periferia di Sacramento, nella ricca California. L&#8217;articolo racconta che ci sono già circa 1200 persone, rimaste senza nulla a causa della crisi economica, e che l&#8217;affluenza giornaliera è di circa 50 persone.<span id="more-131"></span><br />
Faccio una veloce ricerca sui quotidiani italiani e non trovo nulla, provo con quei stranieri e di nuovo nulla.</p>
<p>La mattina del 8 marzo ritorno sul quotidiano croato ma, a mio grande stupore, constato che la notizia è scomparsa. Guardo nel archivio ma niente da fare. Uso la parola Sacramento per fare una ricerca più approfondita, e trovo qualche articolo ancora del 2007, ma del articolo del giorno prima nemmeno una traccia.</p>
<p>Oggi, 8 marzo, riprovo e <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1159677/Pictured-The-credit-crunch-tent-city-returned-haunt-America.html" target="_blank">qualcosa ci trovo</a>. A questo punto sono certo che la notizia non era inventata così come c&#8217;era il motivo per cui qualcuno si è preoccupato di farla sparire dal quotidiano.</p>
<p>Vi ho fatto un sunto di uno dei due <a href="http://www.indybay.org/newsitems/2009/03/06/18575333.php" target="_blank">articoli</a> trovati:</p>
<p><strong>La tendopoli di Sacramento: La seconda grande depressione?</strong></p>
<p>“Loaves &amp; Fishes” (Pani e pesci), il comitato organizzativo per i senza tetto di Sacramento, “Francis House” e altri gruppi hanno iniziato la campagna “Safe Ground” (suolo sicuro) per migliorare l&#8217;attuale situazione delle persone rimaste senza nulla per via dell&#8217;attuale crisi economica negli Stati Uniti.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-139" style="margin: 2px;" title="grande_depressione_20091" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/03/grande_depressione_20091.jpg" alt="grande_depressione_20091" width="634" height="312" /><br />
L&#8217;affluenza media giornaliera è di circa 50 persone.<br />
Il campo che vedete nella foto occupa quasi lo stesso posto in cui si trovava il Hooverville, un insediamento analogo, durante la grande depressione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-140" style="margin: 2px;" title="grande_depressione_291" src="http://blog.duper.org/sito/wp-content/uploads/2009/03/grande_depressione_291.jpg" alt="grande_depressione_291" width="634" height="483" /></p>
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		<title>Politica. Più che mai indispensabile e più che mai ripudiata</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 18:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nikola Duper
Vi confesso che da un po&#8217; di tempo mi sono impegnato con una lista civica nazionale, Per il bene comune, forse perché quando percepisci che la battaglia sta per essere perduta è ora che si “armino” anche coloro che, per definizione o per scelta, non sarebbero dei soldati. 
Senza dilungarmi nell&#8217;esperienza personale vorrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Nikola Duper</strong></em></p>
<p>Vi confesso che da un po&#8217; di tempo mi sono impegnato con una lista civica nazionale, Per il bene comune, forse perché quando percepisci che la battaglia sta per essere perduta è ora che si “armino” anche coloro che, per definizione o per scelta, non sarebbero dei soldati. <span id="more-118"></span></p>
<p>Senza dilungarmi nell&#8217;esperienza personale vorrei fare un&#8217;analisi della politica attuale, seppur con tutti i limiti di una visione strettamente personale. Se non altro questo approccio vi indica da subito l&#8217;assenza di dogmi, di ideologie o di linee di partito.</p>
<p>Questo è quel tipo di argomento che, appena affrontato, fa venire voglia di andare a pescare ma mi devo sforzare, forse ne vale la pena.</p>
<p>Il problema, così come lo percepisco io, è il fatto che l&#8217;attuale espressione della politica in questo Paese si basa su alcuni fatti molto preoccupanti:<br />
è stato perso praticamente qualsiasi contatto con la realtà;<br />
le persone che hanno ricevuto un mandato politico spesso si comportano peggio dei monarchi;</p>
<ul>
<li>le differenze tra gli schieramenti, che dovrebbero essere opposti, si stanno assottigliando sempre di più;</li>
<li>la percezione è che la “politica” si occupi più di se stessa che non del lavoro che a essa è stato assegnato, dietro un congruo compenso e una responsabilità ben precisa;</li>
<li>l&#8217;affluenza alle urne è in costante diminuzione;</li>
<li>la fiducia della popolazione è ai minimi storici;</li>
<li>la rassegnazione induce, sempre di più, a un voto basato sulla logica del “meno peggio”;</li>
<li>alla parola “politica” sempre più persone rispondo con: “no no, non fa per me”, “sono tutti uguali”, “tanto cosa cambia?”, “la politica mi fa schifo”, “ne ho abbastanza” ecc ecc;</li>
<li>il controllo politico dei media è praticamente totale.</li>
</ul>
<p>Potrei andare avanti per ore ma potete finire l&#8217;elenco anche da soli, anzi se lo fate inviatemelo per completarlo insieme.</p>
<p>È da molto tempo che sto riflettendo su come siamo arrivati a questo punto. La sensazione è che si tratta sempre di più di una gestione delle proprie poltrone che non degli interessi del Paese. Il Partito democratico sembra diventato il Partito Partitocratico, PP che offre anche un&#8217;assonanza piuttosto sarcastica, così come Il Partito delle libertà è diventato il Partito partitocratico delle libertà di chi sa chi, PPDLDCSC.</p>
<p>Come possiamo distinguerli quando, per esempio, sono d&#8217;accordo sull&#8217;assenza delle preferenze sulle liste, sullo sbarramento al 4% (palesemente anticostituzionale, Art. 3, 46 e 56), sull&#8217;opportunità di limitare la libertà di Internet, sul controllo dei media, sulla possibilità di esistenza di gravissimi conflitti d&#8217;interesse, sulla presenza di persone indagate e condannate nel Parlamento ecc. E di nuovo mi trovo costretto a chiedere a voi il completamento dell&#8217;elenco.</p>
<p>Date tutte queste circostanze, mi pare che l&#8217;attuazione della politica sia stata, un po&#8217; alla volta, sempre di più spostata al di fuori della portata dell&#8217;elettorato che non esercita quasi più alcun potere, se non quello del voto. Il problema è che anche questo ultimo “potere” è fortemente condizionato da un pressoché totale controllo dei media, i quali permettono un&#8217;evidente manipolazione dell&#8217;opinione pubblica. La crescente astensione, permettetemi, mi fa pensare che a votare sono rimasti gli ancora convinti, i manipolati e coloro che votano tappandosi il naso.</p>
<p>Direi che è una situazione anche naturale quando il popolo percepisce che la Casta è diventata autoreferenziale e autosufficiente. Le persone capiscono quando è arrivato il momento di desistere. Un&#8217;impressione sbagliata è possibile, ma non quando una situazione non solo persiste per decenni, ma addirittura peggiora.</p>
<p>In poche parole mi pare che il sistema si sia capovolto, il potere ai stato concentrato nelle mani di una stretta cerchia che di fatto controlla, da tutti i punti di vista, questo Paese. Non ne siete convinti? Analizzate i nomi dei parlamentari e degli esecutivi che hanno tentato di governare l&#8217;Italia. Sono certo che resterete sbalorditi per una certa ridondanza dei nomi. Qui mi viene in mente un politico italiano quando, incalzato da una domanda provocante, rispose che i dirigenti non nascono sotto il cavolo. Sarà vero ma vorrei anche sapere da dove spuntano, almeno la gran parte di loro.<br />
Volendo proprio fare il complottista verrebbe da pensare che qualcuno ha fatto una specie di morbido colpo di stato, talmente prolungato nel tempo che nessuno se n&#8217;è accorto. Mah, che ne dite?</p>
<p>In ogni caso sta di fatto che sarebbe di fondamentale importanza una profonda riforma dello Stato con la conseguente reintroduzione delle fondamentali norme democratiche:</p>
<ul>
<li>l&#8217;assenza del controllo politico dei media;</li>
<li>le rigide regole sui conflitti d&#8217;interesse, politico e/o economico;</li>
<li>l&#8217;impossibilità di candidarsi per le persone condannate;</li>
<li>l&#8217;impossibilità di candidarsi per più di due legislature di seguito;</li>
<li>il ripristino delle preferenze sulle liste elettorali;</li>
<li>l&#8217;abolizione di qualsiasi sbarramento elettorale;</li>
<li>l&#8217;introduzione del premio di maggioranza per garantire la governabilità;</li>
<li>l&#8217;introduzione dell&#8217;obbligo degli schieramenti preelettorali che restano tali per tutta la legislatura;</li>
<li>l&#8217;obbligo delle dimissioni, di qualsiasi carica istituzionale, nel momento in cui venga meno a una sola promessa elettorale;</li>
<li>l&#8217;obbligatorietà del contatto consultivo con il corpo elettorale durante tutta la legislatura;</li>
<li>la ridefinizione della politica come servizio e non come potere;</li>
<li>sovranità monetaria.</li>
</ul>
<p>Certo, come prima, potete integrare questo elenco che non vuole essere né definitivo, né esaustivo, ma solo uno spunto di riflessione. Una riflessione più che mai necessaria, per quanto la politica ci piaccia o meno. Infatti ci sono alcune brutte notizie, la prima è che siamo in piena emergenza, la seconda che dovrebbero scendere in campo, in mezzo al fango, proprio tutte quelle persone che sono da molto tempo schifate dalla politica. Potrebbe essere che il nostro giardino ci fa schifo perché per troppo tempo l&#8217;abbiamo trascurato.</p>
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		<title>La Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 12:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Boato &#8211; Ecoistituto Italia
Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR
Berlusconi ha firmato con Sarkozy un&#8217;intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Michele Boato &#8211; <a href="http://www.ecoistituto-italia.org/" target="_blank">Ecoistituto Italia</a></strong></em></p>
<p>Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</p>
<p>Berlusconi ha firmato con Sarkozy un&#8217;intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del suo definitivo abbandono anche negli Stati Uniti:</p>
<p>Attualmente sono ancora in costruzione le prime 2 centrali nucleari EPR una in Finlandia, dove i costi sono schizzati dai 3 miliardi di euro preventivati a 5,5 miliardi, con 38 mesi di ritardo nei lavori, ed una in Francia, dove la centrale di Flamandville (con partecipazione ENEL) ha subìto ripetute interruzioni per la scarsa qualità nei lavori.</p>
<p>Ci raccontano che, grazie alla tecnologia EPR, il volume delle scorie radioattive (uno dei problemi irrisolti del nucleare) si dovrebbe ridurre del 30%. Ma non si precisa che le scorie prodotte da queste centrali sono molto più radioattive di quelle degli impianti classici, e pongono insormontabili problemi tecnici per il loro smaltimento, come risulta dal rapporto 2008 dell&#8217;azienda di trattamento delle scorie radioattive, la finlandese Posiva.</p>
<p>Naturalmente saranno i cittadini a sostenerne i costi economici ed ambientali.</p>
<p>Ci si chiede: cosa aspetta il governo italiano, invece di continuare a sperperare denaro pubblico in tecnologie obsolete e pericolose, ad imboccare la via dell&#8217;efficienza e delle energie rinnovabili?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Gorbaciov: siamo al declino dell&#8217;impero americano</title>
		<link>http://blog.duper.org/sito/2008/10/13/gorbaciov-siamo-al-declino-dellimpero-americano/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 23:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulietto Chiesa, Megachip &#8211; da la Stampa
Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e&#8217; roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. &#8220;Questo non potranno dire che e&#8217; colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Giulietto Chiesa, Megachip &#8211; da la Stampa</strong></em><br />
Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e&#8217; roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. &#8220;Questo non potranno dire che e&#8217; colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro globalizzazione selvaggia&#8221;<span id="more-85"></span><br />
L&#8217;ex presidente sovietico non manca di far notare – ai numerosi giornalisti che lo assalgono di domande: sulla crisi finanziaria, sulla “nuova guerra fredda”, sulla Russia di Putin e di Medvedev – che l&#8217;idea stessa dell&#8217;incontro di Venezia San Servolo, “Ambiente: dall&#8217;allarme globale all&#8217;allerta per i media” e&#8217; la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del “Forum della Politica Mondiale”, cinque anni fa, rispondeva proprio all&#8217;intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.<br />
Già allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile – dice nell&#8217;intervento di apertura – e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche. Questa crisi finanziaria, che presto avrà effetti devastanti sull&#8217;economia reale, non è sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocità crescente: quella energetica, dell&#8217;acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi. Allora dissi cose che non furono ascoltate: che, per affrontare i pericoli che si delineavano – e non mi si venga a dire che non erano prevedibili – sarebbe stato indispensabile costruire una nuova architettura delle istituzioni internazionali, essendo evidente che quella attuale non e&#8217; in condizione di farvi fronte.<br />
<strong><br />
Per esemplificare, Mikhail Sergeevic?</strong></p>
<p>Guardi la figura miserevole del Fondo Monetario Internazionale, sparito tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall&#8217; impressionante vastità del disastro finanziario. Ma è solo un esempio. Il fatto e&#8217; che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della pluralità del mondo dopo la fine dell&#8217;URSS. Cioè che, sparita l&#8217;URSS, c&#8217;erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte attiva: Cina, India, Brasile, Sud-Africa, Indonesia e, naturalmente, la Russia. Invece a Washington scelsero la via più facile, quella dell&#8217;impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e per conto di tutti. Naturalmente creando ricchezza per sé, indebitandosi, stampando decine, forse centinaia di trilioni di dollari senza copertura alcuna che non fosse la loro potenza militare. Adesso tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perché, oltre a essere profondamente ingiusto, era ed è politicamente irrealistico e insostenibile fisicamente.</p>
<p><strong>Che intende per fisicamente insostenibile?<br />
</strong><br />
Che è in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perché non può esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse. Invece il modello turbocapitalistico e&#8217; interamente costruito sulle illusioni di infinità inesistenti. Non si può contare sul profitto in crescita a tutti i costi, perché a un certo punto la curva si fletterà&#8217;. Non si può spingere a consumi in crescita illimitata perché le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche. Perché usando energia fossile ai ritmi forsennati attuali noi liberiamo enormi quantità di CO2, e riscaldiamo il pianeta ben oltre i limiti di equilibri che, per formarsi, hanno impiegato alcuni miliardi di anni.<br />
<strong><br />
Dunque, che fare?</strong></p>
<p>Cambiare modello, finché siamo in tempo. Il mercato senza regole è stato un disastro, il neo-liberismo si e&#8217; rivelato una truffa globale.<br />
<strong><br />
Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone&#8230;</strong></p>
<p>Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo è tacere la verità e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. E questo impedirà alla gente di capire e di cominciare a modificare il proprio modo di vivere e, per giunta, favorirà il sopraggiungere di altre crisi devastanti. Oppure cominciare a dire la verità e organizzare saggiamente, cioè tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una glasnost mondiale.<br />
<strong><br />
Ma come si può fare?</strong></p>
<p>Il Forum della Politica Mondiale, insieme al Club di Roma, alla Provincia di Venezia, e al ministero dell&#8217;Ambiente, hanno avviato una riflessione che vuole coinvolgere moltiimportanti operatori mediatici. I media possono essere un potente veicolo di informazione e di formazione dell&#8217;opinione pubblica. Ma essi stessi dovranno cambiare perché ad oggi il messaggio che diffondono é del tutto contrario a ogni prospettiva di sostenibilità. Mi riferisco in primo luogo alla pubblicità.</p>
<p><strong>Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?</strong></p>
<p>C&#8217;è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a quelli degli Stati Uniti. Le regole di questi ultimi non possono essere imposte ai primi. La guerra della Georgia contro l&#8217;Ossetia del Sud e&#8217; un esempio di come si e&#8217; cercato di imporre alla Russia le regole dell&#8217;Impero. E&#8217; andata male all&#8217;Impero<br />
<strong><br />
Vuol dire che la Russia farà, d&#8217;ora in poi, la faccia dura?</strong></p>
<p>La Russia è aperta al dialogo, ma si chiuderà di fronte a imposizioni. E&#8217; indispensabile una nuova conferenza per la sicurezza collettiva, che porti a una qualche forma di consiglio di sicurezza europeo, dotato di poteri e perfino di forme di interposizione. Bisogna avviare questo processo, evitare mosse unilaterali, atti di forza, allargamento di alleanze militari (ovvio che parlo della NATO) e rinuncia all&#8217;installazione in Europa di nuovi sistemi d&#8217;arma (ovvio che parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca).</p>
<p><strong>Che opinione ha di Putin?</strong></p>
<p>Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati.</p>
<p><strong>Ma di democrazia in Russia non si parla.</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;indecoroso comportamento dei media occidentali che ha accompagnato l&#8217;aggressione della Georgia contro l&#8217;Ossetia del Sud penso che la pretesa occidentale di insegnare la democrazia alla Russia debba essere ridimensionata. Gli occidentali e gli europei dovrebbero imparare ad avere pazienza, anche perché non hanno scelta. La Russia sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi sono identici. L&#8217;Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione. Sappiamo imparare da soli</p>
<p><strong>E&#8217; vero che ha fondato un suo partito?</strong></p>
<p>Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini. Altrimenti il distacco della politica dalla gente aumenterà. Mentre, per i cambiamenti inevitabili che si annunciano, sarà necessario che milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia ma anche per voi occidentali. E anche per voi europei</p>
<p><strong>Come giudica il Nobel per la Pace a Martti Ahtisaari?</strong></p>
<p>Non intendo commentare</p>
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		<title>Un attacco nucleare al trattato di non proliferazione</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 19:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Traduttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Di George Monbiot
Fonte: http://www.monbiot.com/archives/2008/07/29/nuking-the-treaty/
L&#8217;Iran è l&#8217;ultimo stato al mondo a violare il trattato contro la non proliferazione nucleare.
Cosa sta pianificando il governo iraniano? Per una volta la coalizione imperiale, impopolare in Iraq e anche a casa, sta proponendo il dialogo, non la guerra. La proposta del consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU era buona: se l&#8217;Iran sospende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Di George Monbiot</em></strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.monbiot.com/archives/2008/07/29/nuking-the-treaty/" target="_blank">http://www.monbiot.com/archives/2008/07/29/nuking-the-treaty/</a></p>
<p>L&#8217;Iran è l&#8217;ultimo stato al mondo a violare il trattato contro la non proliferazione nucleare.</p>
<p>Cosa sta pianificando il governo iraniano? Per una volta la coalizione imperiale, impopolare in Iraq e anche a casa, sta proponendo il dialogo, non la guerra. La proposta del consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU era buona: se l&#8217;Iran sospende il proprio programma di arricchimento dell&#8217;uranio, gli saranno garantite forniture di carburante per l&#8217;energia nucleare, aiuto nella costruzione di un reattore ad acqua leggera, aiuto da altri stati, e l&#8217;inizio della fine delle sanzioni economiche. Gli Stati Uniti sembrano, per la prima volta, intenzionati ad aprire un ufficio diplomatico a Teheran. Ma a Ginevra, dieci giorni fa, gli iraniani si sono opposti fino alla fine dei negoziati. Il sabato successivo il presidente Ahmadinejad annuncia che l&#8217;Iran ha raddoppiato il numero delle centrifughe per arricchire l&#8217;uranio. Un quarto giro di sanzioni ora sembra inevitabile.<span id="more-62"></span></p>
<p>Le dichiarazioni inequivocabili rilasciate da Barack Obama e Gordon Brown in Israele la settimana scorsa sul programma nucleare dell&#8217;Iraq non possono essere giustificate. Allo stesso modo non si possono giustificare le affermazioni di alcune voci pacifiste secondo le quali l&#8217;Iran non intenderebbe costruire la bomba. Perché un paese con riserve di gas naturale così immense e un potenziale talmente grande per l&#8217;energia solare dovrebbe subire le sanzioni e le minacce di bombardamenti per produrre del carburante che potrebbe comprare da altri stati, se accettasse le condizioni dell&#8217;ONU?</p>
<p>Coloro che sostengono la teoria dell&#8217;uso pacifico del nucleare dovrebbero leggere la valutazione pubblicata dal governo USA a novembre, secondo la quale il programma nucleare dell&#8217;Iran sarebbe un mezzo per sviluppare “le capacità tecniche che potrebbero essere applicate per produrre armi nucleari, se verrà presa tale decisione.” L&#8217;ultimo rapporto dell&#8217;agenzia internazionale nucleare riporta che nessun materiale fissile è stato prelevato dalle riserve iraniane, ma solleva interrogativi gravi su alcuni documenti trovati, che indicano delle ricerche sulla fabbricazione della bomba (l&#8217;Iran sostiene che si tratti di falsi). Le persone contrarie ad attaccare l&#8217;Iran non sono obbligati ad accettare la pretesa del nucleare pacifico.</p>
<p>Ma non dobbiamo nemmeno accettare le invenzioni dei nostri rappresentanti. Il consiglio di sicurezza sostiene che la soluzione del problema dell&#8217;arricchimento comporterebbe un “Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa”. Ma come in tutti i documenti simili non si menziona il proprietario principale di quel tipo di armi in quella zona: l&#8217;Israele. Secondo un&#8217;informativa dell&#8217;intelligence statunitense, l&#8217;Israele possiede tra 60 e 80 testate nucleari. Ma nessuno di quei paesi che vuole distruggere le armi nucleari all&#8217;Iran (che ancora non possiede) chiede la stessa cosa all&#8217;Israele.</p>
<p>Questo argomento è un grande tabù, che né Brown, né Obama hanno menzionato la settimana scorsa. Le agenzie dei servizi segreti statunitensi forniscono un rapporto biennale sulle armi di distruzione di massa al congresso USA, che copre Iran, Corea del Nord, India, Pakistan e altri stati, ma non l&#8217;Israele. Durante un dibattito parlamentare il marzo scorso, al Ministro della difesa britannico Bob Ainsworth è stato chiesto se pensava che le armi nucleari israeliane fossero un “fattore destabilizzante” nel Medio Oriente. La sua risposta è stata: “A me sembra di capire che l&#8217;Israele non sia a conoscenza del suo arsenale atomico”. Ma il signor Ainsworth è davvero convinto di questa stupidaggine? E se sì, possiamo avere un nuovo ministro? Se l&#8217;Iran sta costruendo una bomba, lo sta facendo per un&#8217;unica ragione: esiste già uno stato in possesso di armi nucleari nel Medio Oriente, da cui si sente minacciato.</p>
<p>Ma noi facciamo le regole e le infrangiamo. Il trattato di non proliferazione nucleare obbliga i cinque stati nucleari officiali (di cui fa parte il Regno Unito) a lavorare per il “disarmo generale e completo”. Venerdì scorso il quotidiano britannico Guardian ha pubblicato un discorso di un militare, in cui si dice che la decisione di sostituire i missili nucleari inglesi è già stata presa, in gran segreto e senza essere presa in considerazione dal parlamento.</p>
<p>Alla conferenza di Ginevra sul disarmo lo scorso febbraio, un delegato ha sottolineato che le “opportunità di eliminare le armi nucleari aumenteranno immensamente” se gli stati senza arsenale nucleare comprendono “l&#8217;impegno di liberarsi dal nucleare da parte degli stati nucleari. Se questi falliscono nel compito di mantenere il loro obbligo, altre nazioni potrebbero usare questo fatto come scusa per tenersi le loro armi”. Chi è stato questo agitatore? Era Des Browne, il segretario di stato per la difesa.</p>
<p>Browne sostiene che la Gran Bretagna debba mantenere il proprio arsenale, vista la proliferazione negli altri paesi, e gli altri paesi sostengono di dover sviluppare il proprio arsenale perché le nazioni nucleari non stanno disarmando. A eccezione della Francia, nessun&#8217;altra nazione europea sente il bisogno di impiegare armi nucleari. Ma la Gran Bretagna continua a prepararsi per l&#8217;ultima guerra. Naturalmente nessuno è contrario al disarmo, è solo che questo compito viene posticipato in un futuro indefinito.</p>
<p>I membri permanenti del consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU distinguono tra il loro possesso “responsabile” di armi nucleari e l&#8217;uso da parte delle aspiranti potenze. Ma negli ultimi sei anni, Gran Bretagna, USA, Francia e Russia hanno annunciato di essere pronti a usare le loro armi atomiche anche preventivamente contro una minaccia ipotetica, anche contro uno stato non in possesso di armi nucleari.</p>
<p>Ora il pericolo nucleare sta aumentando ancora, grazie al governo USA. Il segretario di stato, Condoleezza Rice, sta chiedendo agli altri stati di accettare i suoi piani di distruggere l&#8217;ultimo incentivo per il disarmo. Il trattato di non proliferazione garantisce ai paesi che lo rispettino dei materiali per l&#8217;energia nucleare a condizioni favorevoli. È un incentivo con dei difetti, poiché la diffusione di materiale nucleare per uso civile rende più probabile la proliferazione del nucleare militare, ma è pur sempre un incentivo. Ora la Rice sta facendo pressione affinché l&#8217;India possa comprare del materiale nucleare degli Stati Uniti, nonostante non abbia firmato il contratto di non proliferazione nucleare, e nonostante abbia sviluppato armi nucleari illegalmente.</p>
<p>Se la Rice avrà successo, il suo piano spazzerà via il trattato, il trattato che è sopravvissuto alla guerra fredda, e che rimane la più importante garanzia contro l&#8217;annientamento del mondo. Esso sta subendo un vero e proprio “attacco nucleare” per il gusto di alcuni miliardi di dollari per l&#8217;esportazione del materiale.</p>
<p>E ora il fatto veramente deprimente. Questa proposta del governo Bush viene supportata sia da John McCain, sia da Barack Obama.</p>
<p>Il gioco di Mahmud Ahmadinejad con l&#8217;Israele, l&#8217;energia atomica e il consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU è irresponsabile e incredibilmente pericoloso. Ma al suo posto penso che sarei tentato di agire allo stesso modo.</p>
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